Beppe Grillo: la clava contro Roberta Lombardi

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Lo scorso 1 dicembre c’è stata una mozione di sfiducia nei confronti di Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio.

La giunta si regge grazie all’appoggio esterno del Movimento 5 Stelle, che però non ha votato compatto e ha lasciato Zingaretti al suo posto.

Il giorno prima Luigi Di Maio, capo politico del Movimento, seguito da Beppe Grillo, ha invitato i consiglieri laziali a votare compatti la sfiducia per far cadere la giunta e portare la regione al voto.

Roberta Lombardi, capogruppo in consiglio regionale, aveva dato indicazioni diverse: uscire dall’aula per non far cadere Zingaretti, cui ha garantito una sorta di non sfiducia per governare. Non ha, peraltro, nascosto la sua seccatura per l’intervento esterno: “Grillo non si occupa di tematiche territoriali e mi chiedo chi lo abbia spinto a intervenire e cosa gli abbia detto. Per il futuro chiedo a Beppe e Luigi che qualsiasi cosa volessero sapere sul Lazio mi chiamassero“.

Chiaramente, i consiglieri regionali – inclusa Lombardi – non hanno alcuna intenzione di chiudere anzitempo la legislatura rinunciando al proprio ruolo, stipendio, lavoro. Da questa vicenda, però, possiamo ricavare altri due dati che ci permettono di capire meglio i rapporti di forza e i progetti a medio termine dei dirigenti romani e milanesi del partito.

Cerchiamo intanto di spiegare a Lombardi chi ha “spinto” Grillo a quelle dichiarazioni.

Come abbiamo spiegato in Supernova io e Nicola Biondo, Grillo non ha mai preso una decisione, né scritto un post, né avuto alcun ruolo autonomo. Ha sempre avuto e continua ad avere ghostwriter e suggeritori. All’inizio dell’anno ha lasciato Casaleggio Associati, che non gestisce più il suo Blog. Davide Casaleggio, però, attraverso l’associazione Rousseau e in accordo con Di Maio continua ad amministrare la comunicazione del Movimento. Quando Grillo parla del partito, dunque, lo fa su indicazione dei due diarchi: Di Maio e Casaleggio. I quali, evidentemente, sono interessati a far cadere la giunta Zingaretti. Perché?

Lo si capisce guardando ai sondaggi e agli altri segnali, piccoli e grandi, che arrivano dai territori.

Primo indizio: giorni fa, Giancarlo Cancelleri ha dichiarato di essere ben felice di fare alleanze post elettorali con la Lega in Sicilia.

Secondo indizio: alcune settimane prima, l’eurodeputato Marco Valli parlando con La Stampa aveva spiegato che ci sono tentativi e interlocuzioni per il nuovo gruppo europeo, ma è possibile anche un’alleanza con Salvini e Le Pen. Valli è subito dopo caduto in disgrazia ed è ora sospeso dal Movimento.

Terzo indizio: il Movimento ha rinunciato a tutti gli emendamenti, inclusi quelli dei fantomatici “dissidenti”, al decreto sicurezza di Salvini, che così è diventato legge.

Insomma, tutto sembra portare a concludere che l’intenzione dei dirigenti sia quello di proseguire sulla strada di una maggiore convergenza con la Lega, soprattutto in vista delle prossime Europee. A quel voto Salvini potrebbe arrivare in miglior salute e raggiungere se non sorpassare il Movimento. Subito dopo, in funzione del nuovo peso politico dei due alleati, si dovranno trovare nuovi equilibri.

Evidentemente, Di Maio vuole portare in dote qualche scalpo sul tavolo delle trattative, visto che non potrà più vantare l’egemonia elettorale.

La vicenda su Zingaretti, con Grillo usato come clava contro gli stessi consiglieri locali, rientra perfettamente in questa cornice.

 

M5s: la base contro Casaleggio

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Come sapete, venerdì scorso ho presentato Supernova a Monaco di Baviera (qui trovate la registrazione dell’incontro).

Torno a ringraziare il circolo di Monaco del Partito Democratico che ha organizzato l’evento, soprattutto perché mi ha permesso di parlare civilmente con un sostenitore locale del Movimento 5 Stelle.

Una persona molto educata che ha fatto alcune domande sulla mia esperienza e sottolineato alcuni aspetti dell’organizzazione del Movimento che, peraltro, condivido.

Una fra tutte, il fatto che la piattaforma Rousseau assolve alla funzione di far credere a chi la usa di contare qualcosa. Lo dissi anche in occasione dell’evento di Sinistra Anno Zero in aprile. La nostra opinione differisce quando si parla degli esiti. Nessuna delle decisioni prese viene applicata davvero: dalle proposte di legge alla selezione dei candidati, tutto viene filtrato, scremato, limato da poche persone ai vertici del Partito.

Tuttavia, quello che mi ha veramente sorpreso è l’opinione sui Casaleggio, sia Gianroberto che Davide.

Dell’Erede abbiamo parlato pubblicamente durante l’incontro. A quanto pare, quando spiego l’inadeguatezza di Davide nel gestire piattaforma Rousseau e partito, così come la scarsa chiarezza dei rapporti tra le realtà che amministra (Rousseau, Casaleggio Associati, Associazione Casaleggio), con gli attivisti “sfondo una porta aperta”. Di Gianroberto, invece, mi ha detto che in Supernova ne ho parlato con fin troppa delicatezza. Come gli ho spiegato, io e Nicola, nonostante tutto, non riusciamo a non voler bene a Roberto, tradito dai suoi nel momento in cui era più vulnerabile. Ma questo è un altro discorso.

Le chiacchiere sono proseguite fino a tarda notte: dopo l’incontro, insieme agli organizzatori e ad alcuni partecipanti, siamo andati a bere insieme una birra.

Ho capito che c’è una linea di faglia nel Movimento. Un fenomeno ora insignificante, ma che non va sottovalutato per quel che può diventare in futuro. Ci sono attivisti che mal sopportano la presenza e la gestione di Davide Casaleggio, come già mal sopportavano quella di Gianroberto; con l’aggravante del fatto che il figlio non ha nemmeno la scusa dell’aver fondato il Movimento, avendolo solo ereditato.

Ho avuto l’impressione che non sia un’opinione isolata ma bensì, sostanzialmente, patrimonio latente di quel che resta della base del Movimento.

Personalmente, dopo tutto quello che abbiamo scoperto, rivelato, spiegato e discusso, non capisco – sicuramente per limiti miei – la convinzione di poter “sistemare le cose”. Devo però ammettere che io pure avevo peccato della stessa ingenuità, cercando di candidarmi per le Europee nel 2014. Conoscevo bene la macchina e pensavo di poter capitalizzare quel vantaggio a favore di un migliore assetto del partito, evidentemente sbagliandomi.

Tuttavia, non è detto che questo fenomeno carsico non arrivi a mettere in seria discussione gli attuali assetti politici, amministrativi e finanziari del partito di Casaleggio.

Cercherò di capirne di più, magari coinvolgendo l’amico di Monaco, se vorrà.

Il Sistema Casaleggio ai vertici dell’Europa

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C’è una notiziola che vi posso dare in anteprima. Il sistema Casaleggio è arrivato ai vertici, ai più alti vertici, dell’Unione Europea.

Seguitemi.

Nel 2014 il Movimento 5 Stelle elegge poco meno di una ventina di deputati al Parlamento Europeo. Va formato un Gruppo Parlamentare. Gianroberto Casaleggio invia Grillo e suo figlio Davide a trattare con Nigel Farage, si trova l’accordo e il gruppo parte. Si chiama Europa della libertà e della Democrazia Diretta. Farage, per intenderci, è colui che ha condotto la campagna per la Brexit in Regno Unito.

Casaleggio, come da regolamento, sceglieil responsabile della comunicazione. Si tratta di Claudio Messora, noto come Byoblu. Le cose però non vanno bene. Messora non è amato dai parlamentari: lo licenziano poche settimane dopo. A sostituirlo Casaleggio manda un dipendente della sua società, Casaleggio Associati, ossia Filippo Pittarello.

Pittarello è un uomo fidato: entra in azienda nel 2007, pochi giorni dopo il sottoscritto. Lavora prima direttamente con Grillo, come tecnico durante gli spettacoli, mentre in azienda si occupa del Blog. Editing dei contenuti, vendita dei prodotti, amministrazione delle inserzioni pubblicitarie.

Arrivato a Bruxelles, si avvicina molto a David Borrelli, l’allora capo delegazione e copresidente del gruppo, nonché conterraneo di Pittarello. L’affiatamento è tale che i due condurranno insieme la trattativa per lasciare Farage e aderire all’Alde, sfumata per il veto dei parlamentari liberali che, smentendo il loro capo Guy Verhofstadt, rigetteranno l’accordo.

Il Movimento, così, torna dallo Ukip di Farage con la coda fra le gambe, implorando di mantenere l’alleanza. Lo Ukip, acconsente, ma chiede la testa di Borrelli e Pittarello. Il primo non sarà più copresidente, il secondo viene sostituito da Cristina Belotti, anch’essa proveniente da Casaleggio Associati.

Il silenzio di Pittarello però, che molto deve sapere sulle intenzioni dei Casaleggio e sulla gestione dell’Associazione Rousseau, dev’essere importante. Così la sua carriera è decollata di nuovo.

Da poche settimane, infatti, è stato indicato dal gruppo come segretario nell’ufficio di Presidenza del Parlamento Europeo. Tutto quello che succede in quell’ufficio, l’uomo di Casaleggio lo sa. Il ruolo, peraltro, permette d’incidere indirettamente, per evidenti motivi, sull’agenda dei lavori.

Una sentinella che per Davide Casaleggio dev’essere molto utile, in un momento in cui l’Italia aderisce, ad esempio, all’iniziativa europea sulla blockchain, su cui Casaleggio Associati fornisce consulenze.

Un altro tassello del Sistema Casaleggio nel posto giusto, al momento giusto.

I dissidenti non esistono

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Tocca tornare sul tema dei dissidenti perché ad ogni emendamento che un parlamentare del Movimento presenta sembra che stia per cadere il governo. Ovviamente non è così, ora vediamo perché.

Anzitutto il tema, questo sì, è abbastanza vintage. Poteva essere interessante quando Grillo e Casaleggio facevano i video incazzosi per cacciare Favia, o anche all’inizio della scorsa legislatura quando Gianroberto cercava di comandare un gruppo di 160 neodeputati, fino a un giorno prima spesso senza nemmeno un lavoro, a colpi di mazzate digitali. Per un po’ ha pure funzionato. Adesso no, perché oltre a capire i vantaggi di espellere chi non si allinea, cioè rintuzzare le truppe cammellate sui social dei fan delle pagine Facebook, si sono capiti pure gli svantaggi.

Che non sono mediatici, anzi. Più se ne parla, da questo punto di vista, meglio è, più consenso raccolgono. Gli svantaggi sono economici, sia per il gruppo parlamentare che per l’interessato. Il gruppo perde soldi (i contributi di Camera e Senato sono proporzionali al numero di aderenti al gruppo), l’interessato perde la ricandidatura e la visibilità. Appena vieni espulso, non sei più un “dissidente” quindi non sei una notizia.

Nel Movimento, invece, si sono fatti furbi tutti quanti. Lasciare le briglie sciolte permette ai pigiapulsante che Casaleggio ha fatto eleggere di finire sulle homepage dei quotidiani, al partito di mostrare un minimo di vitalità e ai vertici di tenere sul chi va là gli amici della Lega.

Di Maio, dal canto suo, può promettere molto dalla sua posizione: finché la manterrà, se le cose si mettono male, può sempre far passare un emendamento qua e là per mettere a cuccia i suoi cagnolini.

Questo è l’equilibrio che si è venuto a creare. Non esiste alcuna corrente nel Movimento, tanto meno legata al Presidente della Camera che ha dimostrato di avere la spina dorsale di una medusa d’acqua dolce.

C’è qualcosa che minaccia questo equilibrio? Sì: la mancanza di materia prima, cioè ricandidature e potere da distribuire sotto forma di “premi” (per usare il termine che Di Maio ha utilizzato parlando di Luca Lanzalone) parlamentari e non. Nel momento in cui il capo non potrà più promettere nulla, sarà necessario trovare nuovi equilibri. Attenzione: nuovi equilibri. Non significa che salterà il banco: prima di arrivare al voto anticipato la situazione dovrà essere veramente, veramente pericolosa. Difficilmente un parlamento composto al 60% di deputati e senatori di prima nomina sceglierà di tornare al voto.

A febbraio 2022 si vota il nuovo Capo dello Stato.

A settembre 2022 seicento rappresentati del popolo maturano il diritto alla pensione.

Dormite sonni tranquilli, per ora.

Il MoVimento di Casaleggio

Se ne sono accorti già un po’ tutti: il nuovo Blog di Grillo non è come il “passo di lato” del 2014, su cui poi è tornato. Non è come il padre che accompagna suo figlio all’aeroporto e lo vede iniziare la sua vita da adulto.

Il messaggio con cui Beppe ha lanciato la sua “nuova avventura” è una nostalgica dichiarazione di guerra. Si è reso conto — e chissà se Supernova lo ha aiutato — di essere stato raggirato, scavalcato, scalato e tradito, complice la morte dell’amico Gianroberto.

Ho conosciuto Beppe: sono ancora convinto, anche se so che molti della “vecchia guardia” non la pensano così, che certi gesti gli siano risultati innaturali. Non voglio credere che si sia sentito a suo agio nel trattare come tutti sappiamo i vari “epurati” della storia del MoVimento, alcuni dei quali erano diventati suoi amici personali.

Comunque, ormai il dado è tratto.

Negli ultimi giorni è diventato chiaro che quello di Beppe non è un semplice allontanamento dal Movimento, ma assomiglia sempre di più a un sabotaggio. Per quale motivo al mondo, a quaranta giorni dalle elezioni politiche che potrebbero portare il M5S al governo, dopo averlo visto attraversare il Canale di Sicilia a nuoto e girare l’Italia durante lo Tsunami Tour del 2013, avrebbe dovuto compiere una mossa così drastica, privare il partito della sua indubbia capacità mediatica, se non perché non ci vuole mettere più la faccia?

Il distacco dal passato è clamorosamente definitivo e profondo: i vecchi post sono stati maldestramente copiati sul Blog delle Stelle, mentre dal nuovo beppegrillo.it sono spariti, come la possibilità di commentare. La cancellazione della memoria storica del MoVimento, della sua community virtuale, delle sue abitudini, perfino, passa anche e soprattutto da questi dettagli.

Sarebbe ora di cominciare a chiamarlo il MoVimento di Casaleggio, di chiamarli casaleggini. Il MoVimento di Beppe Grillo è morto e sepolto, ma questo, se avete letto il libro, lo sapete già.

L’inizio della fine

Supernova , il libro-verità che ho scritto insieme a Nicola Biondo sulla nostra esperienza ai vertici del MoVimento 5 Stelle, si conclude con una facile profezia: questa è una storia che va a finire male.

È notizia dell’11 gennaio 2018 — anche se nell’ambiente si sapeva da settimane — che Grillo ha deciso di riprendersi il suo dominio, il suo Blog beppegrillo.it, e darlo in gestione a qualcuno esterno e lontano dalla Casaleggio Associati.

Che Grillo e Casaleggio (Gianroberto) fossero ai ferri corti lo raccontammo a settembre 2016 svelando al pubblico il capitolo “L’ultima telefonata”. Fu un terremoto: fummo ricoperti di insulti e ingiurie da esponenti del MoVimento, amici, giornalisti, ex colleghi. Ma mai una smentita.

Scrivere queste righe, com’è stato scrivere Supernova, è un po’ come fare i conti con me stesso, che ho delle responsabilità — quota parte — per come sono andate, o non sono andate, le cose nel MoVimento. Ma voglio pensare che Beppe, con cui ho condiviso alcune delle esperienze più memorabili della mia vita, pur non facendosi mai più sentire abbia letto i miei interventi pubblici a partire da quello di aprile 2016 sulla Stampa.

In quell’intervista a Jacopo Iacoboni (di cui esce in questi giorni il suo libro sul M5S, “L’Esperimento”), rilasciata all’indomani della morte di Gianroberto Casaleggio, dissi che il MoVimento delle origini era fallito e che stava per essere scalato. L’intervista si concludeva con queste parole:

«Beppe avrà un ruolo decisivo i prossimi mesi. So che di recente si chiede anche lui se la nostra gente volesse tutto questo. È molto dubbioso lui per primo sul M5S di oggi. Gli manderei un consiglio: pensa bene di chi fidarti, guarda il blog adesso, pieno di pubblicità, ricordati di quando mi chiedevi di convincere Roberto a togliere tutti i bottoni “compra” che non ti piacevano. Quello non è piu il Blog, è un asset aziendale. E nessuno voleva un Movimento così».

Scelse, in quel momento, di fidarsi di Davide Casaleggio, il figlio dell’amico scomparso diventato capo della sua azienda e, di conseguenza, deus ex machina del MoVimento. Lo fece, credo, anche perché non aveva altra scelta in quel momento di smarrimento.

Tuttavia, le cose da subito presero una brutta piega. Davide, con la sua fredda lucidità, inziò il golpe il giorno stesso la morte del padre, durante l’orazione funebre che divenne un messaggio ai politici presenti: “Io solo posso interpretare il volere di mio padre”.

Mentre iniziava a scatenarsi La Rivolta, Davide fondava l’associazione Rousseau e vi trasferiva le attività del blog e del MoVimento di cui prima si occupava la Casaleggio Associati, insieme a un suo dipendente, Pietro Dettori, facendo rifiatare i conti in rosso della s.r.l.

Grillo gli diede di fatto un solo compito: fare ordine nella confusione di ruoli della s.r.l., del Blog, del MoVimento, delle varie associazioni collegate, del personale, delle cause giudiziarie. Lo fece nonostante uno dei funzionari del MoVimento, quello a lui certamente più vicino, era consapevole delle limitate capacità di Davide e dei suoi soci e certamente glielo fece presente.

Ora il tempo è scaduto: gli evidenti limiti di Davide nella capacità di gestione e risoluzione dei problemi sono esplosi con il provvedimento del Garante della privacy che ha gridato forte e chiaro “il re è nudo!”. Davide non ha risolto nessuno dei problemi di Grillo e del MoVimento, ma solo alcuni di quelli della sua azienda. I soggetti giuridici che ruotano intorno al MoVimento sono aumentati, le cause di ex attivisti espulsi si sono moltiplicate, delle regole e dello spirito iniziale del MoVimento non c’è più traccia. E c’è la spada di Damocle di multe salatissime, probabilmente in capo anche a Grillo, titolare del trattamento dei dati personali degli iscritti che Davide Casaleggio e l’Associazione Rousseau non sono stati capaci di tutelare.

Le intrusioni informatiche di quest’estate prima e il provvedimento del Garante poi, hanno definitivamente messo in luce l’inadeguatezza di Davide nel portare a termine i compiti che gli aveva assegnato Beppe, soprattutto se confrontati con la maestria con cui Casaleggio Associati ha tratto profitto fino all’ultimo giorno dalle pubblicità presenti sul Blog — “un prodotto con scopo di lucro” come ha dichiarato recentemente Casaleggio, così come l’Associazione Rousseau ha raccolto centinaia di migliaia di euro di donazioni grazie alla popolarità del marchio beppegrillo.it e si appresta a raccogliere i contributi dei futuri parlamentari M5S.

Avevamo ragione io e Nicola: Grillo era veramente incazzato e l’ha dimostrato a modo suo nel corso degli ultimi mesi. Non facendosi vedere, presenziando solo quando poteva, pubblicamente, scaricarsi delle responsabilità come nominare capo politico Di Maio, insufflando nelle orecchie dei parlamentari vicini, come Roberto Fico, parole che, però, non hanno sortito gli effetti di un tempo sulla truppa, ridotta ormai a un manipolo di disertori. Il golpe e la scalata sono riusciti. Di Maio si è preso il MoVimento, lo ha reso un partito stringendo un accordo di ferro con Davide, che ora segue come un’ombra lui e non più Beppe.

Il vecchio capo se ne va. Come sempre negando di farlo, come nel racconto di Dino Buzzati “I sette piani”. Un passo dopo l’altro, negando che la situazione peggiori di piano in piano. Ormai non può nemmeno più esprimersi usando il suo stesso blog: deve scrivere ai tanto odiati giornali per parlare. Grillo scrive al Fatto. Casaleggio al Corriere.

Scrive Grillo: “Stanno articolando questa stupidaggine con una sola costante: sono io che abbandono loro, non loro che abbandonano me”. Un pizzino.

Curioso. Questa storia finisce com’era iniziata: il MoVimento doveva essere come la “Lega” di Bossi, ma “buona” — diceva Gianroberto Casaleggio, leghista della primissima ora — non come “quelli là”, che prima gridavano “Roma ladrona” e poi andavano al governo col “vecchio sistema”. Il MoVimento doveva governare da solo, costi quel che costi, altrimenti opposizione a vita.

Proprio come Bossi, fallito il progetto, Beppe viene messo da parte, scavalcato da arrivisti senza scrupoli che per soldi e potere piscierebbero sulla tomba dei propri genitori pronti, ovviamente, a stringere accordi di governo anche con la Lega.

E se ne va.

Non so se il “nuovo Blog” avrà successo, ma spero che le persone di cui si circonderà Beppe siano all’altezza della sua mente vulcanica e della sua curiosità, talenti che è delittuoso sprecare com’è stato fatto negli ultimi anni. Spero che si diverta almeno la metà di quanto ci siamo divertiti in quegli incredibili anni tra il 2006 e il 2010.

Buona fortuna, Beppe. E grazie lo stesso.

L’ultima telefonata

La voce è un grido e il grido è un “Vaffanculo”.

Solo che non c’è una folla acclamante davanti, e non c’è una piazza.

C’è un uomo e quell’uomo è Beppe Grillo. E l’invito ad andare a quel paese è rivolto a lui. Al telefono. Da Gianroberto Casaleggio.

Ironia del destino, si direbbe. La storia dell’amicizia tra il comico e il manager si conclude com’era iniziata quella del MoVimento 5 stelle.

“Vaffanculo! Non ti voglio più sentire”: queste sono le ultime parole che Grillo ascolta dal Samurai, guerriero ormai stanco e giunto alla fine della sua battaglia contro un male che lo sta uccidendo. E infatti pochi giorni dopo Casaleggio morirà in una stanza dell’Istituto auxologico italiano di via Mosè Bianchi a Milano, vicino alla sua casa che si trova in zona Fiera, dove è ricoverato, registrato sotto il nome falso, da lui stesso inventato, di Gianni Isolato.

La morte di Casaleggio, dopo quell’ultima telefonata, senza la possibilità di un ultimo chiarimento, un riavvicinamento, devasta Beppe Grillo. I suoi amici, le persone a lui più vicine — poche, in realtà, davvero poche, quelle del MoVimento — lo descrivono come un uomo distrutto e smarrito.

Piange, Beppe Grillo. L’uomo che ha fatto ridere l’Italia, poi l’ha fatta arrabbiare, l’inventore del più grande esperimento di partecipazione dal basso mai fatto in Europa, adesso, piange.

Piange per l’amico Gianroberto. Piange per le parole che non si sono detti, o per quelle di troppo. “Negli ultimi tempi Gianroberto si era come incattivito. A volte stentavo a riconoscerlo. Mi spiace sia finita così…” commenta con i suoi.

Ma piange soprattutto, perché sa: senza il Samurai adesso diventa tutto più difficile. Grillo è davvero solo.

Quell’ultima telefonata è uno dei passaggi più rilevanti e drammatici della storia del MoVimento: testimonia quello che il MoVimento già non è più, spiega cosa sta diventando, descrive il rimpianto di Beppe per quello che sarebbe dovuto essere.

È il paradigma di un nuovo assestamento strutturale che la “dirigenza” del MoVimento, nel silenzio totale degli iscritti che poco o nulla sanno, sta perseguendo, e di cui Grillo da tempo si lamenta, ricordando con nostalgia i primi anni del Blog, i primi successi politici, piccoli ma autentici.

La partita è in corso. Ed è la vera partita, la madre di tutte le battaglie, all’interno del MoVimento 5 stelle. Altro che Virginia Raggi, i problemi a Roma o in altre parti d’Italia, le inchieste, le gaffe di Di Maio…

La posta, è enorme. Chi ha le mani sul MoVimento può controllare gli iscritti al Blog, che compongono un database sterminato, determinante per una piccola azienda di marketing digitale, e allo stesso tempo indispensabile per chi voglia guidare il MoVimento.

Sui rapporti stretti, a volte simbiotici, tra i due fondatori si è scritto molto, ma pochi, pochissimi, sanno che negli ultimi mesi di vita Casaleggio non ha informato Grillo di alcuni passaggi fondamentali: la nascita del Blog delle stelle, per esempio, e quella del portale Rousseau. Da Genova la cosa è stata presa male, perché in questo modo non è più il Blog di Beppe Grillo al centro delle attenzioni; il motore propulsore del MoVimento, la sua comunicazione, non passano più da quel portale, ma migrano altrove. Il Samurai Casaleggio sceglie di esternalizzare una serie di servizi, guardando oltre il vecchio sodale, tutelando da una parte la sua azienda, dall’altra accontentando le richieste dei parlamentari che vogliono a tutti i costi un loro spazio che non sia all’ombra del Blog di Grillo.

E questo ovviamente al comico genovese non va giù.

Perché da tempo lui stesso si trova a disagio.

Gli “girano le scatole” — come lui stesso dice — per quello che si va delineando nella marcia verso il potere della sua creatura.

Prima di salire sul palco di Imola alla Festa nazionale dei 5 stelle, nell’Ottobre del 2015, confessa ad alcuni parlamentari: “Non credo sia questo che la nostra gente vuole, io non mi riconosco in questa roba…”

Si cala lo stesso la maschera delle serate migliori ma con il microfono in mano assesta delle bordate spaventose sui MeetUp sempre in guerra e sui parlamentari. Uno in particolare: Luigi Di Maio. “Adesso è una macchina da guerra. Ma quando lo abbiamo preso in provincia di Napoli, parlava come Bassolino…” è la battuta più perfida che dedica al deputato campano. Il Samurai gli fa eco: “Non ci faremo imporre il candidato Presidente del Consiglio dalle tv.”

Solo che Grillo, fuori dal palco, nel MoVimento, conta sempre meno, soprattutto nella sua gestione quotidiana, ormai sempre più accentrata a Roma. E diminuisce progressivamente anche il peso di Casaleggio, che delega, stremato, sempre più la gestione manageriale al figlio Davide.

I fondatori del MoVimento perdono progressivamente tutti i loro riferimenti tra i parlamentari. Rimane soltanto la fedele deputata Carla Ruocco, stimata da Grillo e dal Samurai.

Era stata lei qualche mese prima, nel Gennaio del 2015, ad andare su tutte le furie dopo la Notte dell’onestà a Roma, l’iniziativa dei 5 stelle contro la corruzione e per tenere alta l’attenzione sui fatti emersi dall’inchiesta Mafia Capitale. “D’ora in poi possiamo fare a meno di Beppe” dicono Di Maio e Di Battista, facendo il bilancio dell’iniziativa. E che Beppe non fosse ospite gradito su quel palco era così noto che, all’inizio, in scaletta non compariva nemmeno il suo nome. Lui si prende comunque la scena e, per chiarire i termini della questione, manda a quel paese Renzi, con il quale Di Maio sta in quel periodo flirtando su legge elettorale e altri temi.

“Siete degli ingrati” urla Ruocco inviperita — mentre Fico rimane basito e senza parole — di fronte alle parole dei nuovi leader, parole che le sembrano ingenerose nei confronti del fondatore. A cui ovviamente riferisce l’accaduto.

Poche ore dopo la morte di Casaleggio, è sempre Carla Ruocco a manifestare ad alcuni suoi colleghi tutta la solitudine sua e di Grillo. “Lui è morto, Beppe è isolato e io rimango in mezzo a quei ragazzini cattivi…”. Il riferimento è chiaro.

E in questa storia, di isolato, come abbiamo detto, non c’è solo il nome finto con il quale Casaleggio si registra in clinica. Isolato ormai è Grillo. Lasciando tutto nelle mani di altri, Casaleggio ha di fatto permesso la scalata al MoVimento 5 stelle, consentendo, pur forse non volendo arrivare a questo, che altri lo facessero progressivamente fuori dalla creatura che lui stesso aveva ideato e fondato.

Qualcuno vuole mettere pressione a Grillo perché molli. E così viene fuori che Grillo sarebbe intenzionato a lasciare il simbolo al direttorio.

In molti chiamano il fondatore per avere conferma. Ma Beppe li rassicura: “Non ci penso nemmeno, state tranquilli”.

E così l’ultima spallata a Grillo viene sventata. Ma la resa dei conti è solo rimandata.

Nel frattempo, la cabina di regia del MoVimento vive momenti di grande confusione. Non c’è una guida, non c’è uno statuto. Non si sa neanche quanti siano gli iscritti. Le loro identità sono note solo ai gestori tecnici del Blog e della piattaforma Rousseau.

La domanda è: a chi appartengono gli iscritti del MoVimento? All’associazione MoVimento 5 stelle o all’azienda nei cui server sono contenuti tutti quei dati? E chi li gestirà in futuro quando sarà pronto un nuovo statuto del MoVimento con precisi incarichi?

Da un lato, per la Casaleggio conoscere il comportamento sulla piattaforma e sul Blog degli iscritti ha un enorme valore commerciale. In questo caso, vale la massima molto nota nel settore: quando un servizio online è gratis, significa che il prodotto sei tu.

Dall’altro, sapere come la pensino gli iscritti di un certo territorio, su un determinato tema, o perfino gli stessi parlamentari, è un vantaggio competitivo non indifferente sia verso l’interno che verso l’esterno, per chiunque voglia guidare il partito: Di Maio, se vuole prendere in mano le redini del MoVimento, deve avere accesso a quei dati. Sapere chi, nel gruppo parlamentare, ha votato pro o contro il direttorio, pro o contro l’abolizione del reato di clandestinità, pro o contro le unioni civili, per esempio, farebbe la differenza.

OccupyBeppe

Lettera a un leader traditore

OccupyPalco nel 2014

Siamo nel 2014, l’anno della bruciante sconfitta del MoVimento 5 Stelle alle elezioni europee. A ottobre viene organizzata la manifestazione “Italia 5 Stelle”, la festa del partito, e accade l’inverosimile. La bestemmia in chiesa. Un gruppo di attivisti sale sul palco, espone uno striscione che recita “OccupyPalco” e snocciola una serie di domande ai dirigenti del partito, dai vertici Grillo e Casaleggio ai parlamentari.

Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle, disponibile su Amazon, Google Play, iBooks, IBS, e Kobo

In Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle, abbiamo raccontato come nasce quella protesta e come, da lì, iniziò uno dei periodi più cupi della storia del M5s, le cui conseguenze, come vedremo, arrivano fino ai giorni nostri. Leggi tutta la storia su Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle, disponibile su Amazon, Google Play, iBooks, IBS, e Kobo.

È notizia di questi giorni il fatto che ad alcuni ex attivisti esplulsi viene proposto, per ritirare le cause che spaventano Beppe Grillo, il reintegro e la possibilità di candidarsi nel MoVimento. Uno degli organizzatori di OccupyPalco scrive oggi una lettera aperta a Beppe Grillo, che qui pubblichiamo.


Caro Beppe, forse non ti ricorderai di me anche se ci siamo visti molte volte, quando venivi a Roma ero spesso uno dei tuoi “angeli custodi”: sono un attivista come tanti, o forse dovrei dire ero un’attivista.

Leggo dai giornali che stai offrendo ad alcuni (ex) attivisti di Napoli espulsi dal MoVimento il reintegro e la candidatura (o la candidabilità) se rinunceranno alle cause contro di te.

Il 20 ottobre del 2014 con un PS mi hai cacciato insieme a 3 compagni (Orazio Ciccozzi, Daniele Lombardi e Pierfrancesco Rosselli) dalla comunità di persone con cui ogni giorno lottavamo spalla a spalla per portare trasparenza, onestà e le stelle a noi tanto care. Il motivo? Avevamo fatto troppe domande!

Forse non ti ricorderai di noi, forse non hai nemmeno capito le conseguenze di un gesto per te così banale, così normale, poi diventato anche così frequente, come l’espulsione.

Vorrei provare a descriverti cosa succede ad una persona che ha subìto il tuo tanto usato e abusato provvedimento.

Da un momento all’altro le persone che erano quasi la tua famiglia, quelle con cui condividevi tutto, iniziano a guardarti male: quando entri in una stanza qualcuno sussurra alle tue spalle, iniziano le maledicenze, le piccole calunnie, vieni estromesso dai progetti a cui partecipi, da quelli che tu stesso hai avviato. Sui tuoi profili social iniziano a comparire i bastonatori, i troll, quelli che sono così stupidi da non capire che stanno “guadagnando punti” sulle spalle della vita di altre persone o quelli a cui non frega niente, semplicemente.

Chi viene espulso dal MoVimento nel giro di 3 o 4 settimane è costretto a cambiare il 95% delle sue amicizie: nessuno ti parla più pubblicamente — il rischio di contagio è altissimo — e in molti vivono nel terrore di perdere tutto; non tanto uno strapuntino (quello è un appetito più dei nuovi arrivi, che hanno visto come funziona e in gran parte arrivano preparati con l’anima già mezza venduta) quanto proprio perdere il rispetto delle persone con cui si condivide la quotidianità.

Il MoVimento per anni è stato come una famiglia per tanti attivisti: si passavano giorni e sere a mettere insieme energie e competenze, a volte misere a volte più importanti ma con obiettivi chiari, semplici, in cui non c’era un pensiero al posto in regione o al seggio in Parlamento ma solo come far arrivare alle persone il messaggio che il mondo stava cambiando, che tramite la rete, se usata bene, si potevano fare cose impensabili per dei normalmente isolati cittadini.

Tu e Gianroberto però non volevate che la rete fosse utilizzata liberamente, non l’avete usata in modo aperto, avete cercato di cavalcare il drago, magnificandone la bellezza e il diritto alla sua libertà all’esterno ma incatenando la creatura che avevate risvegliato opponendovi ogni tentativo di sperimentare sistemi di democrazia partecipata avete risposto serrando sempre più le fila, avete iniziato ad andare contro ad ogni singolo articolo del Non Statuto, pur di non permettere che il fulcro del messaggio con cui avevate chiamato alle armi migliaia di attivisti prima e milioni di votanti dopo venisse realizzato.

Così progetti evoluti e condivisi, open source come Liquid Feedback, Airesis e Parelon sono stati gettati in cantina per far posto a Rousseau.

Le piattaforme del Movimento 5 Stelle, caro Beppe, le riconosci subito: database bloccato che diventa proprietà di chi lo gestisce, controllo centrale totale e soprattutto funzionalità ridotte al minimo per non essere pienamente utilizzabile dalla massa.

Poi stasera sento Di Maio in televisione da Fazio che parla di difesa dei più deboli come linea guida nello spirito del MoVimento, e non posso non chiedermi dov’era lui, dove erano tutti i parlamentari del M5S mentre uno dietro l’altro venivano traditi tutti i valori fondanti del Movimento, mentre le regole venivano piegate e plasmate a seconda dell’esigenza di pochi, in stanze chiuse e ben lontano da quel popolo della rete di cui si professa il primato e l’appartenenza?

Che significato diamo alle parole se possiamo permetterci per inseguire l’elettorato dire tutto e il contrario di tutto?

E allora cerco di soffermarmi sul significato di questa tua apparente apertura, Beppe: annulli le espulsioni, stendi la tua potente mano e lavi via le colpe da quei poveri peccatori (a tuo dire, un tempo) che possono ricongiungersi al gregge e accettare le offerte di benevolenza che tu elargisci.

Io non cerco rivalsa, non ho mai avuto bisogno né di denaro in eccesso né di un posto al sole, quando sono salito su quel palco per occuparlo per 10 minuti dopo anni di sacrifici e impegno l’ho fatto per amore del Movimento, perché non volevo che diventasse un tempio in cui fare mercimonio, uno specchietto per le allodole per attirare qualche milione di persone a pensare di star facendo la rivoluzione.

Noi di Occupypalco c’eravamo goliardicamente chiamati così proprio per sottolineare la frenesia con cui si trasferiva la centralità di ciò che conta dalla rete al palco, da attivisti ad arrivisti in un periodo brevissimo.

Non siamo mai andati in televisione e non abbiamo rilasciato interviste, perché stavamo mandando un messaggio a tutti gli attivisti che ancora credevano nel progetto originale, che ancora pensavamo di poter coinvolgere in un processo di dialogo e presa di coscienza.

Non avevamo fatto i conti con la mutazione profonda che, metodi così repressivi della libertà di pensiero e di espressione avevano scatenato nel gruppo ormai diventato branco.

Credo dovrebbe essere chiaro a tutti che se hai fatto la rivoluzione il tuo modo di pensare deve per forza cambiare rispetto a prima.

“Ad ognuno il suo mondo, ad ognuno il suo mondo, ad ognuno il suo mondo…” continuava a ripetere stasera Di Maio a Fazio, riferendosi a quello del Giornalismo per Fabio, e a quello della “Politica” per se stesso, o forse del “Potere”??

Io non ce l’ho con te, Beppe, o con Di Maio o con qualsiasi altro abbia avuto un ruolo in questa mutazione, siamo esseri umani e sbagliamo, ma sinceramente non posso accettare l’idea che a te non venga in mente nient’altro per espiare i tuoi errori che una proposta passata tramite avvocati di utilizzare le candidature come risarcimento alle vittime dei tuoi errori e delle tue leggerezze, quando tu non hai nessun diritto di togliere o offrire alcun che.

In te non riesco a percepire nessun grado di rincrescimento per ciò che hai fatto, per come hai guidato malamente il movimento verso un vortice implosivo che lo ha trasformato in quello che non posso che definire come un incubo oscurantista per il libero pensiero e la partecipazione.

Mi rendo conto che vorrei dirti troppe cose e vorrei davvero che le ascoltassi ma non c’è stata in te traccia di ascolto sinora, sei sempre andato dritto come un treno, giocando a tuo piacimento con la legge e con le regole, confondendo associazioni e travasando dati come tutto fosse tuo e tutto ti fosse dovuto.

Ti invito quindi a confrontarti pubblicamente con me, con Pizzarotti, con Roberto Motta, con tutti i cittadini che hai espulso, per ascoltare, confrontarsi, crescere insieme.

Sei stato comunque un padre per noi, la nobiltà l’hai persa troppo presto, ma se si vuole si può sempre recuperare. Ti prego seriamente di pensarci, di invitare i parlamentari uscenti a non ricandidarsi, a rendersi disponibili tutt’al più a fare da assistenti a persone selezionate in modo diverso che non una votazione dall’oggi al domani sui sistemi controllati dal tuo partner commerciale in modo che venga premiato chi è stato più aderente al pensiero unico e non chi si è dato da fare per far si che questo pensiero evolvesse.

Affrontiamo insieme in rete i nodi da risolvere: queste associazioni fittizie, la figura giuridica del MoVimento, i sistemi di consultazione (Open Source), di voto, la creazione di una scuola politica in rete del M5S. Io credo che siamo sempre in tempo a cambiare, sia come esseri umani che come sistema, dobbiamo solo mettere da parte un po’ del nostro Ego per lavorare davvero mettendo il Tutti Noi davanti.

Che faccio allora Beppe? Aspetto una tua chiamata pubblica ad una tavola rotonda o se la attesa si protrarrà ti farò chiamare io…

Giorgio Filosto

Ci vuole coraggio

Si è detto spesso che nel MoVimento si può trovare tutto e il contrario di tutto. Persone con una storia di sinistra, ex comunisti, ex fascisti, figli di ex fascisti. Si possono trovare i toni concilianti di Morra, quelli offensivi e misogini di Giarrusso, quelli spacconi — quindi, in definitiva, pavidi — di Di Maio, quelli barricaderi di Di Battista, che però si mette in giacca e cravatta al cospetto dei funzionari del partito di Putin.

Qual è il collante? Cosa permette a questi toni, visioni del mondo, obiettivi così diversi di sopportarsi, nonostante tutto? Com’è stato possibile farli incontrare e farli convivere finora?

Non c’è una sola risposta: più fattori contribuiscono a quest’amalgama indefinito e indefinibile, che ne costituisce addirittura un punto di forza e si possono riassumere in:

  1. Semplificazione: era il pallino di Gianroberto Casaleggio, che ammirava in Grillo soprattutto la capacità di leggere un contesto o un problema, elaborarlo e comunicarlo “in maniera semplice”. Così il MoVimento, invece di cercare un interlocutore, cerca sempre un nemico da combattere (i corrotti, il PD, i giornalisti…). Invece di elaborare soluzioni complesse, sceglie quelle semplici (“fuori dall’Euro”, “tagliamo gli stipendi ai politici”, “soldi a tutti col reddito di cittadinanza”). Messaggi semplici, sono evidentemente più facili da veicolare e da comunicare, ma la conseguenza diretta è la formazione di una classe dirigente pavida, come vedremo al secondo punto.
  2. La paura, di conseguenza: se il messaggio è semplice, ed è semplice veicolarlo e attirare attivisti e voti, allora è necessariamente altrettanto semplice commettere un errore. Basta una piccola incongruenza nella narrazione, una veloce contraddizione, e tutto crolla. Servono quindi concetti semplici, ma spuntati, mai netti, sempre doppi. No all’abusivismo, ma c’è quello di necessità. No all’evasione, ma capiamo gli imprenditori che non riescono a pagare gli stipendi. No alla mafia, ma bisogna capirla perchè “aveva una sua etica, poi è stata corrotta dalla finanza”. Fuori dall’euro, ma a Cernobbio ci andiamo.
    Politici che pretendono di avere soluzioni e argomentazioni semplici sono fondamentalmente pavidi: hanno paura di perdere voti e consenso, hanno paura di perdere il loro status; e, in alcuni casi, hanno paura e basta. Ricordo che, una decina di anni fa, Gianroberto dovette ritardare la pubblicazione di un post sul blog di Beppe Grillo che parlava di mafia. “C’è una sola cosa di cui Beppe ha davvero paura: la mafia”. Quel post venne poi pubblicato, ma è nota la timidezza di Grillo quando si reca in Sicilia.
  3. L’illusione: se sei scollegato dalla complessità del reale, perché la realtà ti fa paura, per disegnare una visione, un progetto, l’unico modo che hai è vendere illusioni. Il MoVimento, di illusioni, ne vende a tonnellate. Agli elettori, illudendoli, per esempio, di poter dare uno stipendio a tutti senza che nessuno lavori. Ai propri attivisti, illudendoli che chiunque possa diventare qualcuno senza alcuna competenza (disse Grillo in un comizio: “anche la casalinga di Voghera può fare il ministro delle finanze”). Ai propri eletti, illudendoli che sì: possiamo vincere. E così, anche se punti tutto sulle regionali siciliane, e le perdi, devi comunque dire “va bene così, siamo soddisfatti, da qui possiamo arrivare a Palazzo Chigi”.

L’illusione, in quest’ultimo caso, forse non è il poterci arrivare davvero: a Palazzo Chighi i Cinque Stelle possono anche arrivarci. L’illusione è non doversi, un minuto dopo, scontrare con la realtà evitata per anni.

Lo Staff

Lo staff, oggi, è uno dei tanti termini che l’avvento del MoVimento ha imposto nella cronaca politica. Apparire nuovo ha le sue liturgie, i suoi costi e precise regole.

“Staff” rimanda a un’idea di costruzione e sicurezza di un evento, cancella l’idea di una direzione, di una centralizzazione, di una guida.

“Staff” spersonalizza una questione, la rende neutra, priva di passione, una problema da risolvere per passare al prossimo.

Il Blog avrà successo perché ha dietro uno “staff”, anche se la narrazione vorrebbe far credere che fosse bastata una buona idea e un po’ del tempo libero di Grillo regalati ai lettori.

Se la democrazia diretta è il fine, uno staff lavora per quell’obiettivo, cancellando d’un colpo quei termini grigi e polverosi del secolo scorso — segreteria, presidenza, comitati ecc. — che rimandano ai partiti e alle loro strutture. Ma lo fa da una posizione esterna, disinteressata, non ha responsabilità — quindi non ha colpe — è solo parte dell’ingranaggio, sostituibile come tutti. I membri dello “staff” sono in qualche modo tutelati. Una costruzione a suo modo geniale, che permette oggi a Luigi Di Maio di dire di Davide Casaleggio che “è solo il tecnico che ci aiuta con la piattaforma Rousseau”.

Grillo — non ancora auto nominatosi capo politico — era il megafono, il garante, e Gianroberto Casaleggio non stava “dietro, ma al suo fianco”, come avrebbe detto al Corriere della Sera, e non c’era nessun corpo intermedio tra i due e gli attivisti. Tranne, appunto, lo staff.

Lo staff però ha un datore di lavoro, appartiene a un’azienda, non al Blog o, successivamente, al MoVimento ma alla Casaleggio Associati srl.

Qualsiasi azione dello staff dipende dall’azienda.

Tutti ormai sanno chi fa parte dello staff, ma l’anonimizzazione è un tratto distintivo, serve a spersonalizzare e tracciare un confine chiaro seppur non visibile tra chi prende le decisioni o partecipa a esse e chi obbedisce. Niente male per chi vuole creare una comunità.

Lo staff è composto dal nucleo dirigente della Casaleggio, tutti i soci e alcuni tra i dipendenti più fidati. In via Morone, a Milano, si verificano tutti gli strani incroci che solo le grandi storie sanno mettere in scena: amore e odio, luce e oscurità, creazione e morte, business e attivismo. Via Morone è creazione e cieca obbedienza, è il posto in cui è successo tutto, è sala parto e luogo del delitto, è incubatrice e tomba. È qui che Gianroberto Casaleggio ha scritto: “Ogni eletto risponderà al Programma M5S e alla propria coscienza, non a organi direttivi.”

E, per ironia della sorte, proprio lo staff propaganderà le sue parole.