Rousseau e Casaleggio “dirottano” i soldi del M5s

La politica senza soldi, quella che propagandavano Grillo e Casaleggio, è una truffa. Non esiste. Oggi vi spiego come Rousseau e Casaleggio “dirottano” i soldi del M5s, cioè quelli che dovrebbero andare al partito per le sue attività politiche.

In tutto il mondo libero, i partiti si finanziano con fondi pubblici e privati. Nel primo caso, a seconda della legislazione, lo Stato trasferisce denaro sotto forma di rimborsi o veri e propri sostegni economici vincolati alle attività dei partiti. Nel secondo, a volte la legge impone limiti ai finanziamenti privati o impone che siano tutti resi pubblici.

Il Sistema Casaleggio ha elaborato la gestione dei finanziamenti affinché i responsabili politici del partito non possano decidere come sono utilizzati, e il soggetto privato che li gestisce abbia non una ma ben due canali a propria disposizione, uno noto e uno più riservato.

Ma procediamo con ordine.

Il “dirottamento” verso la Rousseau di Casaleggio

Il Movimento da sempre rifiuta i finanziamenti pubblici. Il motivo vero l’abbiamo raccontato in Supernova: in occasione del secondo V-Day nel 2008, Gianroberto Casaleggio avrebbe voluto gestire in autonomia gli eventuali rimborsi referendari. Il comitato, costituito principalmente dagli attivisti romani, si oppose. Il referendum venne di fatto boicottato e i soldi non arrivarono mai. Ma da quel momento Casaleggio e Grillo decisero che gli attivisti non avrebbero mai dovuto avere a disposizione la gestione dei soldi.

Questo principio si tradusse in due norme: la prima prevedeva che i responsabili della comunicazione alla Camera e al Senato fossero nominati da Grillo e Casaleggio. La seconda è più nota: il Movimento avrebbe rinunciato ai finanziamenti pubblici.

Rinunciare ai finanziamenti pubblici ha permesso a Davide Casaleggio, alla morte del padre, di operare una sorta di “dirottamento” dei fondi che sarebbero andati al partito verso la propria associazione privata Rousseau.

Prima fase, Luca Lanzalone scrive il nuovo statuto del Movimento 5 Stelle. L’articolo uno indica proprio l’associazione Rousseau come unico fornitore per la comunicazione, l’organizzazione, la gestione dei processi democratici del partito. Gli eletti sono anche tenuti a versare una quota per finanziare Rousseau, 300 euro al mese.

Seconda fase, il ministro della giustizia Bonafede elabora la legge Salva Casaleggio, che ha “legalizzato” Rousseau equiparando l’associazione a una fondazione politica.

La conseguenza di questo combinato disposto è che solo Casaleggio può disporre dei fondi legati all’attività politica. I parlamentari non possono finanziare altre associazioni o fondazioni. Un privato che volesse sostenere il partito deve versare soldi a Rousseau.

Ma non è finita qui. Il sistema di Rousseau e Casaleggio per deviare il corso del fiume di soldi prevede una terza via.

Il fiume di soldi riservato

Rousseau, per legge – la stessa “salva Casaleggio” – deve comunicare tutti i versamenti sopra i 500€. Questo comporta in primo luogo che solo Casaleggio conosca davvero tutte le persone che finanziano il partito.

Le normative sulla privacy vietano di condividere i nomi dei finanziatori sotto questa quota. Questo però vuol dire che se qualche grande azienda, pubblica o privata, volesse sostenere il Movimento non potrebbe farlo in via riservata. È un fatto positivo, naturalmente.

Ma c’è un terzo canale, più riservato, attraverso il quale un gruppo potrebbe fare attività di lobbying: sponsorizzare le attività di Casaleggio Associati, l’azienda di famiglia di Davide Casaleggio.

È successo? Sì, è successo.

Basta guardare le conferenze organizzate dall’azienda e i suoi sponsor. Poste Italiane è quella che salta certamente all’occhio, ma ci sono anche aziende con interessi nei settori bancario, trasporti, logistica, informatica, pagamenti, editoria, ricerca di lavoro.

Nell’ultimo anno, il primo col Movimento al governo, Casaleggio Associati ha raddoppiato il proprio fatturato e quasi decuplicato l’utile. Chi può dirci se queste aziende finanziano Casaleggio per le sue ricerche o per il suo ruolo politico?

 

Meglio il voto? Il disastro dell’accordo PD-M5s

Onestamente, non so se sarebbe stato meglio il voto. Non so, come non può saperlo nessuno, se i sondaggi che premiavano la Lega disegnavano davvero un esito elettorale ineluttabile. Ovviamente, non lo sapremo mai.

Siamo in un sistema elettorale proporzionale, il che significa che fare accordi con gli avversari politici è l’unico modo per mettere insieme una maggioranza di governo.

Siamo anche molto vicini a due scadenze, nel 2022: a febbraio si voterà il nuovo Capo dello Stato; a novembre il 60% dei parlamentari – quelli di prima nomina – maturano il diritto alla pensione. Un assegno di 1200 a partire dai 65 anni di età.

È del tutto evidente, quindi, che questo Parlamento cercherà in ogni modo di arrivare alla fine della legislatura.

Non come avevo pensato. Io immaginavo che la maggioranza Lega-M5s avrebbe retto, con magari l’innesto di Fratelli d’Italia. Avevo sottovalutato che il delirio di onnipotenza di Salvini unito al fatto che non regge molto bene l’alcol l’avrebbe portato a rompere con Di Maio.

Resta il fatto che, come avevo suggerito, almeno per questo giro ha prevalso lo spirito di sopravvivenza del parlamento.

Però.

C’è modo e modo di fare gli accordi

Il Movimento 5 Stelle nasce in un momento in cui l’avversario, il Potere era il PD. Il neonato PD. Dal giorno zero, l’obiettivo è stato il Partito Democratico. Era il partito al governo, era pure il concorrente del principale cliente di Gianroberto Casaleggio, L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Una delle argomentazioni di propaganda più efficaci era la seguente: Berlusconi aveva governato ed era sopravvissuto agli scandali grazie al PD. Il ritorno al governo nel 2008 la prova definitiva. Il discorso alla Camera di Luciano Violante, secondo il quale durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset era aumentato di 25 volte, la confessione.

Avanti veloce fino a 4-5 settimane fa: si sprecavano, da parte di molti attuali ministri e sottosegretari, giuramenti solenni: “mai un governo con il Movimento 5 Stelle”.

Il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, ha vinto il congresso su questa piattaforma, lamentando quanto fosse avvilente doverlo ripetere. Lo ripeteva il 2 settembre all’incontro di AreaDem, la corrente di Franceschini. Che ora propone di costruire col M5s una “casa comune, coi sassi che ci siamo lanciati” negli ultimi anni.

Renzi, lo scorso anno aveva fatto saltare l’ipotesi di un governo col Movimento, oggi ne è l’artefice.

Si va verso una legge proporzionale pura (ne parleremo, ma il referendum che propone Salvini è perfettamente inutile: il parlamento legifererà non appena depositato il quesito, per annullare la consultazione). È inevitabile che il Movimento cercherà alleanze. Mi voglio rovinare: forse ha pure senso che il Partito Democratico cerchi strategicamente di scardinare le alleanze avversarie. Ma c’è modo e modo.

L’alternativa

Mi si chiede quale sarebbe stata l’alternativa. Meglio il voto? Non lo so: non decidono i leader di partito, ma il Parlamento e il Capo dello Stato se ci sono altre maggioranze o si deve tornare alle urne. Ma, ripeto, c’è modo e modo di costruire gli accordi.

Sarebbe stato meglio che tutti, da Renzi ai sottosegretari che spergiuravano che mai avrebbero governato con Casaleggio, avessero chiesto scusa, allegando spiegazioni un filo più credibili che fermare i barbari e l’aumento dell’IVA. Non perché i leghisti non siano pericolosi, ma perché si sta facendo un’alleanza con chi li ha resi tali: Casaleggio che li ha traghettati a Palazzo Chigi.

Anche perché i sondaggi premiavano il ministro alco-leghista ben prima del Papeete. Ben prima che Zingaretti diventasse segretario. O dicevano cazzate prima, o ne hanno fatta una ora.

Poi, visto che una simile richiesta è pervenuta dal M5s, si poteva pretendere che l’interlocutore non fosse Di Maio. Per una questione di principio: se cambio di stagione dev’essere, lo si fa cambiando dirigenti. Fatto così, è una resa incondizionata, non un accordo.

Infine, avrei preteso la rigorosa osservanza delle prassi Costituzionali e una totale chiarezza sul ruolo di Casaleggio. Se il Movimento doveva chiedere conferma dell’indirizzo politico ai propri aderenti, l’avrebbe dovuto chiedere prima di salire al Colle, per il rispetto che si deve al Quirinale e alla Costituzione.

Il Paese in mano a Casaleggio. Era meglio il voto?

In questo modo, invece, si è legittimato – anzi lo hanno proprio dichiarato i dirigenti che hanno condotto la trattativa – una struttura partitica personale, il cui proprietario ha il dichiarato scopo di superare il Parlamento.

Come si è legittimato definitivamente Berlusconi come interlocutore la scorsa legislatura, dopo aver fatto finta di avversarlo per vent’anni, così ora si è legittimato Casaleggio dopo aver fatto finta di avversarlo per dieci. A partire dallo stesso Renzi, che pochi mi mesi fa mi citava per denunciare la legge Salva Casaleggio del ministro Bonafede.

Tutto ciò non è accaduto: i dirigenti del Partito Democratico si sono arresi. Della vocazione maggioritaria di Veltroni non v’è più traccia e si cercando accordi locali. Il PD ha cambiato il proprio ruolo storico nell’arco di dieci giorni perché un ministro in ferie alzava troppo il gomito.

Io lo scrivo qui, perché resti agli atti: Casaleggio è più pericoloso di Salvini. Il suo metodo è più lento, ma l’allergia per la democrazia è perfino peggiore. Persegue interessi esclusivamente personali e commerciali, come Berlusconi. Il Movimento 5 Stelle è il ramo d’azienda politico del suo business; il “capo politico” è il suo amministratore delegato. È scritto negli statuti. Il partito è suo, la comunicazione è sua, i processi democratici sono suoi, le iscrizioni sono sue.

Come ho già detto, non so se sarebbe stato meglio il voto, ma so che accordarsi con il Movimento significa consegnare il Paese a Casaleggio. Che presto passerà all’incasso.

 

Salva Casaleggio a metà

Nel momento in cui scrivo, la Camera sta discutendo la legge anticorruzione del ministro Bonafede. Per quanto leggete, il governo dovrebbe averla votata ponendo la fiducia.

Qualche settimana fa Nicola Biondo aveva scovato nel disegno di legge alcune norme che ho ribattezzato Salva Casaleggio.

In breve, quattro punti:

In una serie di articoli avevo spiegato come questi commi avrebbero avuto l’effetto di blindare per legge Davide Casaleggio nel suo ruolo, consentendogli di amministrare i soldi che arrivano a Rousseau in totale autonomia.

Matteo Renzi riprese la nostra denuncia sui suoi social, seguito dalla stampa nazionale.

Luigi Di Maio fece un video negando che quei provvedimenti fossero pensati per Casaleggio. Se così fosse stato, cioè se queste norme fossero state davvero ritenute utili a contrastare la corruzione, sarebbero dovute rimanere. Eppure nella nuova formulazione sono spariti gli ultimi due commi, proprio quelli che avevo battezzato “comma Rousseau” e “comma Casaleggio”.

Ovviamente la cosa mi fa piacere, evidentemente avevamo colto nel segno. Tanto più che, da quel che sappiamo, in seguito a quell’episodio sono partiti i nervosismi nel Movimento che portarono all’inciampo sul peculato.

Restano tuttavia i primi due: la legge sdogana la struttura di Rousseau, il Sistema Casaleggio. Casaleggio potrà continuare a utilizzare l’associazione privata Rousseau come se fosse la tesoreria del Movimento 5 Stelle, senza che il suo ruolo sia sottoposto a controllo democratico. Anzi, avrà una copertura legislativa. Come conseguenza della norma che prevede la pubblicità dei donatori oltre i 500 euro, Casaleggio sarà sempre l’unico a sapere con certezza da chi arrivano i soldi delle donazioni, che sono quasi tutte sotto i 500 euro.

Oggi, quindi, è un giorno da ricordare: il Movimento 5 Stelle approverà la sua prima legge ad personam.

Il comma Casaleggio che blinda Davide

Dopo aver segnalato la legge salva Casaleggio nascosta nell’anticorruzione di Bonafede, e dopo la replica di Luigi Di Maio, abbiamo spiegato nel dettaglio di cosa si tratta. Dopo aver legittimato per legge l’associazione Rousseau, messo al sicuro l’identità dei finanziatori e assicurato che nessuno possa farle concorrenza, resta da blindare il grande capo.

L’ultimo comma interessante riguarda il ruolo di Davide Casaleggio. L’ultimo pericolo è che qualcuno, dal Movimento, chieda di poter intervenire sulla gestione dei soldi raccolti da Rousseau. D’altronde, sono denari che gli attivisti e i simpatizzanti versano pensando di sostenere il partito di Di Maio. I parlamentari stessi chiedono di effettuare donazioni, quindi perché non poter gestire questi soldi?

Anche per questo problema arriva in soccorso Bonafede, con questo comma: “I partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive”. Nessuno può mettere becco nelle decisioni di Davide, la Rousseau Open Academy, iniziativa mai deliberata dal partito, è salva.

 

 

Il comma Rousseau della #salvacasaleggio

Stiamo entrando nel vivo dell’analisi della legge Bonafede salva Casaleggio. Ne abbiamo parlato settimana scorsa per la prima volta. Poi ci ha risposto il ministro Di Maio. In seguito siamo tornati sul tema spiegando come la norma risolva il problema della natura dell’Associazione Rousseau e aiuti a tenere riservata l’identità dei suoi finanziatori.

Parliamo adesso del rapporto tra Movimento 5 Stelle e Associazione Rousseau.

Dobbiamo fare un salto indietro di un paio d’anni. Siamo nel 2016: Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 Stelle, è malato e ha pochi giorni di vita. Fino a quel momento, lo sviluppo della piattaforma Rousseau e l’amministrazione dei processi democratici del partito erano stati gestiti dalla sua azienda, Casaleggio Associati. La società non raccoglie direttamente fondi, anzi perde un sacco di soldi a causa degli oneri che derivano dall’amministrazione del partito.

Pochi giorni prima della morte del fondatore, lui e il figlio Davide fondano, davanti a un notaio, l’Associazione Rousseau.

Poche settimane dopo la morte di Casaleggio, Davide annuncia che tutte le attività passeranno da Casaleggio Associati a Rousseau e inizia a raccogliere soldi tramite il blog di Beppe Grillo. Attenzione: non per il Movimento ma per Rousseau.

Quando, nel 2017, viene riscritto lo Statuo del M5s, Luca Lanzalone scrive un articolo dedicato interamente a Rousseau che diventa l’unico soggetto titolato a gestire i processi democratici tramite l’omonima piattaforma. Il successivo regolamento impone ai parlamentari un contributo all’Associazione di trecento euro al mese.

Ma se qualcuno cambiasse idea?

C’è il rischio che la gestione Casaleggio non piaccia più. La piattaforma è tecnicamente inadeguata e pericolosa per la sicurezza dei dati in essa contenuta. Casaleggio, inoltre, coi fondi raccolti ha iniziato a promuovere iniziative non direttamente legate al partito né da esso mai deliberate. Qualcuno, nel Movimento, potrebbe mettere in discussione il ruolo di Rousseau e Casaleggio. Qualcuno potrebbe decidere di riportare la raccolta fondi in capo al partito, o fondare un altro soggetto che rivendichi il diritto di occuparsene oppure fare concorrenza a Rousseau. Nove milioni di euro a legislatura sono tanti.

Così, ecco il comma Rousseau: “…[una sola associazione]”. La norma prevede infatti che ciascun partito possa essere legato a una e una sola associazione e fondazione. Fine delle minacce a Casaleggio: sostituirlo è impossibile, per legge. Se qualcuno, nel gruppo parlamentare, pensava di poter cambiare gestione ora la legge glielo vieta, e non più solo lo Statuto del Movimento.

Luca Parnasi ha finanziato l’Associazione Rousseau?

Torniamo a parlare della salva Casaleggio. Breve riassunto: il ministro Bonafede ha presentato la legge anticorruzione che contiene alcuni commi cuciti addosso all’associazione Rousseau e a Davide Casaleggio. Queste norme, infatti, cristallizzando e legittimano per legge la singolare amministrazione del Movimento 5 Stelle, di fatto in mano proprio a Rousseau.

Di Maio, settimana scorsa, ha pubblicato un video in cui rispondeva alle nostre osservazioni, senza però affrontarne nemmeno una.

La prima riguarda la natura dell’Associazione Rousseau e la sua legittimità ad amministrare il partito e raccogliere soldi a suo nome da parlamentari e simpatizzanti.

Proprio la raccolta dei fondi riguarda un altro comma della legge: viene abbassato il limite per cui è necessario comunicare il donatore a questi soggetti (fondazioni e, ora, anche associazioni) da 5000 a 500 euro.

Apparentemente sembra una norma di trasparenza. In realtà da un lato consegna un vantaggio competitivo al Movimento e a Rousseau, visto che la maggior parte delle donazioni è inferiore a quella cifra a differenza dagli altri soggetti politici. Dall’altro mette al riparo lo stesso Casaleggio dalle domande indiscrete dei parlamentari, visto che oltre alla privacy ci sarà anche questa legislazione a proteggere l’identità dei donatori.

Attenzione però: in questo modo solo Davide Casaleggio (e i suoi dipendenti) potranno conoscere in effetti chi sostiene finanziariamente il Movimento. È un’informazione determinante per conoscere chi sono i portatori d’interessi del primo partito di governo ed è un’informazione che sarà nella sola disponibilità di un soggetto privato, non sottoposto a controllo democratico, che dispone di quei fondi del tutto autonomamente.

È chiaro che questa informazione rafforza enormemente, per legge, l’influenza di Casaleggio sul partito. Ad esempio, è l’unico a sapere se quelle decine e decine di “L.P.” tra i donatori a Rousseau siano o meno, facciamo un esempio di scuola, Luca Parnasi. Sarebbe interessante saperlo perché Parnasi è indagato insieme a Lanzalone per la vicenda dello Stadio della Roma, e Lanzalone è colui che ha scritto lo Statuo del Movimento.

Se questa lobby abbia o meno sostenuto finanziariamente il Movimento 5 Stelle tramite l’Associazione Rousseau lo sa solo Davide Casaleggio. Grazie alla legge salva Casaleggio sarà sempre così.

Rousseau legittimata per legge grazie alla #salvacasaleggio

La scorsa settimana ho scritto un articolo per spiegare come nella legge anticorruzione di Bonafede si nascondano delle norme salva Casaleggio. Il ministro Di Maio ha replicato con un video su Facebook con alcune bugie e nessuna spiegazione sugli aiuti all’Assocazione Rousseau e Davide Casaleggio previsti dal provvedimento. Il Movimento, però, ha pure rimandato di una settimana l’inizio della discussione in Aula.

Non tutto è chiaro tra i pentastellati: il motivo della reazione del ministro è la difficoltà crescente a spiegare il ruolo di Casaleggio e la sua legittimità di raccogliere e gestire in autonomia una marea di soldi, quasi nove milioni di euro a legislatura. Può farlo grazie a un articolo del nuovo Statuo del M5s, scritto lo scorso anno da Luca Lanzalone, che stabilisce la delega all’associazione Rousseau dell’amministrazione dei processi democratici del partito e, di conseguenza, nel regolamento viene prevista una quota per ogni eletto di 300€ al mese da conferire per lo scopo all’associazione di Casaleggio.

Questi soldi, più quelli raccolti tra i simpatizzanti, vengo utilizzati anche per altro, come ad esempio la Rousseau Open Academy, iniziativa di Casaleggio mai deliberata dagli organi del partito.

Tra i parlamentari, comprensibilmente, comincia ad esserci un po’ d’insofferenza: per quale motivo dev’essere proprio Davide Casaleggio tramite un’associazione privata? Perché non può farlo direttamente il partito, visto che peraltro il portale Rousseau è un colabrodo che mette a rischio i dati degli utenti?

È qui che interviene il primo punto della norma salva Casaleggio. L’articolo 9 della legge Bonafede dice che “sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche”. Come Rousseau.

Viene legittimata per legge ed equiparata ad una fondazione politica l’associazione privata di Casaleggio, fondata insieme al padre mentre quest’ultimo era sul proprio letto di morte.

Viene legittimata per legge la successione dinastica dell’amministrazione del primo partito al governo dell’Italia.

Il primo passaggio cui ne seguiranno altri, come vedremo nei prossimi giorni, per blindare l’associazione Rousseau come amministratore del partito e mettere al riparo Casaleggio, e i soldi che raccoglie in nome e per conto del Movimento 5 Stelle, dai dubbi dei parlamentari.

#SalvaCasaleggio: Di Maio #sparaballe

C’è una notizia riguardo alla legge salva Casaleggio che il Movimento 5 Stelle chiama ironicamente spazza corrotti: la discussione è slittata a settimana prossima, mentre sarebbe dovuta iniziare oggi 12 novembre.

Evidentemente le nostre considerazioni hanno colto nel segno visto che lo stesso Di Maio ha sentito l’esigenza di replicare direttamente a me e Nicola Biondo, pur senza nominarci. Purtroppo, nel farlo, il ministro ha infilato una balla dietro l’altra che vale la pena sottolineare. Nei prossimi giorni, poi, approfondiremo più nel dettaglio in cosa questo provvedimento favorisce Davide Casaleggio e l’Associazione Rousseau.

Nella sua video replica (intorno al minuto 8) il ministro, curiosamente, afferma come prima cosa che la norma di Bonafede non aiuti in alcun modo Casaleggio Associati. Interessante, perché nessuno ha mai parlato dell’azienda di Casaleggio: a noi pareva di aver capito che non si occupasse più del Movimento 5 Stelle. C’è qualcosa che Di Maio sa e noi no?

Prosegue dicendo che dopo il nostro articolo sono addirittura andati a leggere la norma che avevano scritto (giuro, non è uno scherzo: dice proprio così), sottolineando come grazie a questa legge anche Rousseau dovrà rendicontare le spese “come però già ha fatto”. Noi, però, non abbiamo parlato di rendicontazioni, ma di altri problemi che vengono risolti a Casaleggio e Rousseau. Perché Di Maio non ne parla? Perché sono problemi che riguardano soprattutto la titolarità di Rousseau a raccogliere i soldi e l’impossibilità, se fosse approvata la legge, che qualcun altro anche all’interno del Movimento possa detronizzare l’erede del fondatore.

Il problema del ministro è interno, coi suoi: il suo potere si tiene a quello di Davide Casaleggio e Di Maio deve poter giustificare il motivo per cui, ad esempio, nessuno dal Movimento possa decidere la destinazione d’uso dei quasi 9 milioni di euro raccolti da Rousseau in una legislatura.

Il comma che Di Maio rivendica, quello che legittima Rousseau a lavorare per il Movimento, è proprio quella che blinda Casaleggio nel suo ruolo e il ministro lo sa bene.

L’aver fatto slittare l’inizio della discussione può voler dire che qualche domanda sul ruolo di Rousseau cominci a circolare, tra i parlamentari pentastellati: per questo, come contributo al dibattito interno, i prossimi giorni approfondiremo ciascuno dei quattro regali a Casaleggio raccontati settimana scorsa.

Bonafede e la legge Polaroid salva Casaleggio

Fate attenzione, le prossime settimane, al dibattito sulla legge anticorruzione perché ci sarà di che discutere.

La scorsa settimana Salvini ha fatto sapere che non gli piace l’articolo sul finanziamento ai partiti, il numero nove. Ciò che succederà potrebbe dire molto più di quanto sembri sullo stato di salute dell’accordo di governo.

Ho già spiegato perché, secondo me, la legislatura arriverà a scadenza naturale nel 2023. Questo non vuol dire che, nel corso di questi anni, non ci possano essere scontri su singoli provvedimenti o, come in questo caso, pretesti per lanciare messaggi che capiamo in tre o quattro, ma ora anche voi lettori.

Cosa dice l’articolo 9 della legge anticorruzione? Forse qualcuno tra di voi ricorderà la legge Mammì che regolamentò il settore radiotelevisivo: quella norma fu chiamata “legge Polaroid” perché invece di regolamentare un settore dominato, nel privato, da Fininvest fotografò lo status quo dell’epoca rendendo legale, per i decenni a venire, il duopolio televisivo che ha drogato il settore in Italia fino a pochi anni fa.

Come fa correttamente notare Nicola Biondo, siamo nella stessa situazione: la legge “spazza corrotti”, come l’hanno chiamata, rende di fatto legittima il sistema Casaleggio, che controlla di fatto il partito grazie allo Statuto del M5s scritto da Luca Lanzalone. Davide Casaleggio, tramite l’Associazione Rousseau, raccoglie milioni di euro dai parlamentari e dagli attivisti del Movimento per sviluppare la piattaforma Rousseau, ma pure per organizzare sue iniziative, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa, mai deliberate dal partito.

Il modo con cui Casaleggio amministra l’associazione Rousseau è problematico: non a tutti, tra i parlamentari, è chiaro a quale titolo Casaleggio si occupi dei loro processi democratici e, soprattutto, di gestire tutti quei denari. La legge nulla dice sulla necessità di svelare l’identità dei donatori, così “per ragioni di privacy”, vengono tenuti nascosti. Insomma, c’è il rischio che qualcuno nel Movimento si metta a questionare il ruolo dell’Erede o pensi di creare strutture parallele. È qui che, in soccorso di Casaleggio e Rousseau, arriva il ministro Bonafede:

  1. “sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche”, come Rousseau, presente nello Statuto del M5s;
  2. l’identità dei donatori sarà tutelata per versamenti fino a 500 euro invece di 5000, salvi i supporter del Movimento che per la maggior parte versano somme inferiori a quella cifra;
  3. comma Rousseau: “Un partito o movimento politico può essere collegato ad una sola fondazione o ad una associazione“, blindata Rousseau;
  4. comma Casaleggio: “I partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive”, blindato Casaleggio.

Ecco la nuova legge Polaroid salva Casaleggio che tenta di fotografare e cristallizzare il Sistema Casaleggio. Una norma che, con la scusa di regolamentare il finanziamento ai partiti, legittima una costruzione immaginata dal padre Gianroberto e divenuta reale sotto il regno del figlio Davide, portatore di interessi e di un’agenda sempre più predominante rispetto alla linea politica decisa dai gruppi parlamentari.