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Se c’è un tratto della personalità che Davide Casaleggio condivide col defunto padre Gianroberto è un imbarazzante complesso d’inferiorità. Dello stesso tipo che ha portato Rocco Casalino e il premier Conte, per intenderci, a gonfiare i propri curricula.

È un vizietto abbastanza diffuso, ma in questo caso c’è una curiosa novità: il curriculum gonfiato non è quello di una persona ma quello di un’associazione: Rousseau.

L’Associazione Rousseau è stata fondata da Davide e Gianroberto Casaleggio pochi giorni prima della morte di quest’ultimo. Davide, in seguito, vi ha fatto confluire tutte le attività legate al Movimento 5 Stelle che prima erano in capo alla sua azienda, Casaleggio Associati. In base al nuovo statuto del partito, scritto nel 2017 da Luca Lanzalone, Casaleggio può raccogliere donazioni per la sua associazione dai simpatizzanti del Movimento e dagli stessi parlamentari che, da regolamento, sono tenuti a contribuire con 300 euro al mese. In cinque anni sono circa 9 milioni di euro. Con questi soldi, Casaleggio dovrebbe sviluppare l’omonima piattaforma di voto e partecipazione, quella ciofeca (copyright Nicola Biondo) che viene sfondata ogni sei mesi, e gestire il Blog delle Stelle.

Oltre a questo, però, Casaleggio svolge altre attività: di recente, del tutto autonomamente e senza che ci fosse una specifica delibera del partito, è stata avviata la cosiddetta “Rousseau Open Academy“. A differenza della piattaforma Rousseau, questa iniziativa non è direttamente collegata al Movimento e il suo sito non è ospitato sul dominio movimento5stelle.it.

Cosa debba essere questa “Academy” non è chiarissimo. Il sito contiene alcuni “corsi” sostenuti da parlamentari del Movimento, alcuni video promozionali e, soprattutto, un passaggio molto particolare nella pagina “Il progetto ROA” di cui metto il link all’archivio, in caso dovessero modificarne il contenuto.

La frase è la seguente: “Abbiamo già aderito a un manifesto sulla cittadinanza digitale, promosso da importanti realtà accademiche – come l’MIT e l’Università di San Paolo del  Brasile”.

È una balla. Una balla che Casaleggio ripete spesso, l’ultima volta a Italia 5 Stelle. Sui siti di queste Università non c’è alcuna traccia di questo manifesto. L’unica cosa che si trova in Rete è un sito di scarsissima qualità, che non riporta i loghi delle università e non sostiene che queste supportino il manifesto.

Sul sito, e sui documenti PDF, anch’essi senza logo né intestazione, non compare alcun riferimento a questi istituti, se non nei rispettivi titoli dei firmatari. Quello del MIT, peraltro, tal Cosimo Accoto, è un Research Affiliate, non organico all’Università né da essa stipendiato.

Quanto ci metteranno i parlamentari e i simpatizzanti del Movimento a capire che forse c’è qualcosa da chiarire nel modo in cui Casaleggio, del tutto autonomamente e senza precise indicazioni, gestisce i loro soldi?

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