Il comma Casaleggio che blinda Davide

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Dopo aver segnalato la legge salva Casaleggio nascosta nell’anticorruzione di Bonafede, e dopo la replica di Luigi Di Maio, abbiamo spiegato nel dettaglio di cosa si tratta. Dopo aver legittimato per legge l’associazione Rousseau, messo al sicuro l’identità dei finanziatori e assicurato che nessuno possa farle concorrenza, resta da blindare il grande capo.

L’ultimo comma interessante riguarda il ruolo di Davide Casaleggio. L’ultimo pericolo è che qualcuno, dal Movimento, chieda di poter intervenire sulla gestione dei soldi raccolti da Rousseau. D’altronde, sono denari che gli attivisti e i simpatizzanti versano pensando di sostenere il partito di Di Maio. I parlamentari stessi chiedono di effettuare donazioni, quindi perché non poter gestire questi soldi?

Anche per questo problema arriva in soccorso Bonafede, con questo comma: “I partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive”. Nessuno può mettere becco nelle decisioni di Davide, la Rousseau Open Academy, iniziativa mai deliberata dal partito, è salva.

 

 

Il comma Rousseau della #salvacasaleggio

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Stiamo entrando nel vivo dell’analisi della legge Bonafede salva Casaleggio. Ne abbiamo parlato settimana scorsa per la prima volta. Poi ci ha risposto il ministro Di Maio. In seguito siamo tornati sul tema spiegando come la norma risolva il problema della natura dell’Associazione Rousseau e aiuti a tenere riservata l’identità dei suoi finanziatori.

Parliamo adesso del rapporto tra Movimento 5 Stelle e Associazione Rousseau.

Dobbiamo fare un salto indietro di un paio d’anni. Siamo nel 2016: Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 Stelle, è malato e ha pochi giorni di vita. Fino a quel momento, lo sviluppo della piattaforma Rousseau e l’amministrazione dei processi democratici del partito erano stati gestiti dalla sua azienda, Casaleggio Associati. La società non raccoglie direttamente fondi, anzi perde un sacco di soldi a causa degli oneri che derivano dall’amministrazione del partito.

Pochi giorni prima della morte del fondatore, lui e il figlio Davide fondano, davanti a un notaio, l’Associazione Rousseau.

Poche settimane dopo la morte di Casaleggio, Davide annuncia che tutte le attività passeranno da Casaleggio Associati a Rousseau e inizia a raccogliere soldi tramite il blog di Beppe Grillo. Attenzione: non per il Movimento ma per Rousseau.

Quando, nel 2017, viene riscritto lo Statuo del M5s, Luca Lanzalone scrive un articolo dedicato interamente a Rousseau che diventa l’unico soggetto titolato a gestire i processi democratici tramite l’omonima piattaforma. Il successivo regolamento impone ai parlamentari un contributo all’Associazione di trecento euro al mese.

Ma se qualcuno cambiasse idea?

C’è il rischio che la gestione Casaleggio non piaccia più. La piattaforma è tecnicamente inadeguata e pericolosa per la sicurezza dei dati in essa contenuta. Casaleggio, inoltre, coi fondi raccolti ha iniziato a promuovere iniziative non direttamente legate al partito né da esso mai deliberate. Qualcuno, nel Movimento, potrebbe mettere in discussione il ruolo di Rousseau e Casaleggio. Qualcuno potrebbe decidere di riportare la raccolta fondi in capo al partito, o fondare un altro soggetto che rivendichi il diritto di occuparsene oppure fare concorrenza a Rousseau. Nove milioni di euro a legislatura sono tanti.

Così, ecco il comma Rousseau: “…[una sola associazione]”. La norma prevede infatti che ciascun partito possa essere legato a una e una sola associazione e fondazione. Fine delle minacce a Casaleggio: sostituirlo è impossibile, per legge. Se qualcuno, nel gruppo parlamentare, pensava di poter cambiare gestione ora la legge glielo vieta, e non più solo lo Statuto del Movimento.

Luca Parnasi ha finanziato l’Associazione Rousseau?

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Torniamo a parlare della salva Casaleggio. Breve riassunto: il ministro Bonafede ha presentato la legge anticorruzione che contiene alcuni commi cuciti addosso all’associazione Rousseau e a Davide Casaleggio. Queste norme, infatti, cristallizzando e legittimano per legge la singolare amministrazione del Movimento 5 Stelle, di fatto in mano proprio a Rousseau.

Di Maio, settimana scorsa, ha pubblicato un video in cui rispondeva alle nostre osservazioni, senza però affrontarne nemmeno una.

La prima riguarda la natura dell’Associazione Rousseau e la sua legittimità ad amministrare il partito e raccogliere soldi a suo nome da parlamentari e simpatizzanti.

Proprio la raccolta dei fondi riguarda un altro comma della legge: viene abbassato il limite per cui è necessario comunicare il donatore a questi soggetti (fondazioni e, ora, anche associazioni) da 5000 a 500 euro.

Apparentemente sembra una norma di trasparenza. In realtà da un lato consegna un vantaggio competitivo al Movimento e a Rousseau, visto che la maggior parte delle donazioni è inferiore a quella cifra a differenza dagli altri soggetti politici. Dall’altro mette al riparo lo stesso Casaleggio dalle domande indiscrete dei parlamentari, visto che oltre alla privacy ci sarà anche questa legislazione a proteggere l’identità dei donatori.

Attenzione però: in questo modo solo Davide Casaleggio (e i suoi dipendenti) potranno conoscere in effetti chi sostiene finanziariamente il Movimento. È un’informazione determinante per conoscere chi sono i portatori d’interessi del primo partito di governo ed è un’informazione che sarà nella sola disponibilità di un soggetto privato, non sottoposto a controllo democratico, che dispone di quei fondi del tutto autonomamente.

È chiaro che questa informazione rafforza enormemente, per legge, l’influenza di Casaleggio sul partito. Ad esempio, è l’unico a sapere se quelle decine e decine di “L.P.” tra i donatori a Rousseau siano o meno, facciamo un esempio di scuola, Luca Parnasi. Sarebbe interessante saperlo perché Parnasi è indagato insieme a Lanzalone per la vicenda dello Stadio della Roma, e Lanzalone è colui che ha scritto lo Statuo del Movimento.

Se questa lobby abbia o meno sostenuto finanziariamente il Movimento 5 Stelle tramite l’Associazione Rousseau lo sa solo Davide Casaleggio. Grazie alla legge salva Casaleggio sarà sempre così.

Rousseau legittimata per legge grazie alla #salvacasaleggio

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La scorsa settimana ho scritto un articolo per spiegare come nella legge anticorruzione di Bonafede si nascondano delle norme salva Casaleggio. Il ministro Di Maio ha replicato con un video su Facebook con alcune bugie e nessuna spiegazione sugli aiuti all’Assocazione Rousseau e Davide Casaleggio previsti dal provvedimento. Il Movimento, però, ha pure rimandato di una settimana l’inizio della discussione in Aula.

Non tutto è chiaro tra i pentastellati: il motivo della reazione del ministro è la difficoltà crescente a spiegare il ruolo di Casaleggio e la sua legittimità di raccogliere e gestire in autonomia una marea di soldi, quasi nove milioni di euro a legislatura. Può farlo grazie a un articolo del nuovo Statuo del M5s, scritto lo scorso anno da Luca Lanzalone, che stabilisce la delega all’associazione Rousseau dell’amministrazione dei processi democratici del partito e, di conseguenza, nel regolamento viene prevista una quota per ogni eletto di 300€ al mese da conferire per lo scopo all’associazione di Casaleggio.

Questi soldi, più quelli raccolti tra i simpatizzanti, vengo utilizzati anche per altro, come ad esempio la Rousseau Open Academy, iniziativa di Casaleggio mai deliberata dagli organi del partito.

Tra i parlamentari, comprensibilmente, comincia ad esserci un po’ d’insofferenza: per quale motivo dev’essere proprio Davide Casaleggio tramite un’associazione privata? Perché non può farlo direttamente il partito, visto che peraltro il portale Rousseau è un colabrodo che mette a rischio i dati degli utenti?

È qui che interviene il primo punto della norma salva Casaleggio. L’articolo 9 della legge Bonafede dice che “sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche”. Come Rousseau.

Viene legittimata per legge ed equiparata ad una fondazione politica l’associazione privata di Casaleggio, fondata insieme al padre mentre quest’ultimo era sul proprio letto di morte.

Viene legittimata per legge la successione dinastica dell’amministrazione del primo partito al governo dell’Italia.

Il primo passaggio cui ne seguiranno altri, come vedremo nei prossimi giorni, per blindare l’associazione Rousseau come amministratore del partito e mettere al riparo Casaleggio, e i soldi che raccoglie in nome e per conto del Movimento 5 Stelle, dai dubbi dei parlamentari.

#SalvaCasaleggio: Di Maio #sparaballe

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C’è una notizia riguardo alla legge salva Casaleggio che il Movimento 5 Stelle chiama ironicamente spazza corrotti: la discussione è slittata a settimana prossima, mentre sarebbe dovuta iniziare oggi 12 novembre.

Evidentemente le nostre considerazioni hanno colto nel segno visto che lo stesso Di Maio ha sentito l’esigenza di replicare direttamente a me e Nicola Biondo, pur senza nominarci. Purtroppo, nel farlo, il ministro ha infilato una balla dietro l’altra che vale la pena sottolineare. Nei prossimi giorni, poi, approfondiremo più nel dettaglio in cosa questo provvedimento favorisce Davide Casaleggio e l’Associazione Rousseau.

Nella sua video replica (intorno al minuto 8) il ministro, curiosamente, afferma come prima cosa che la norma di Bonafede non aiuti in alcun modo Casaleggio Associati. Interessante, perché nessuno ha mai parlato dell’azienda di Casaleggio: a noi pareva di aver capito che non si occupasse più del Movimento 5 Stelle. C’è qualcosa che Di Maio sa e noi no?

Prosegue dicendo che dopo il nostro articolo sono addirittura andati a leggere la norma che avevano scritto (giuro, non è uno scherzo: dice proprio così), sottolineando come grazie a questa legge anche Rousseau dovrà rendicontare le spese “come però già ha fatto”. Noi, però, non abbiamo parlato di rendicontazioni, ma di altri problemi che vengono risolti a Casaleggio e Rousseau. Perché Di Maio non ne parla? Perché sono problemi che riguardano soprattutto la titolarità di Rousseau a raccogliere i soldi e l’impossibilità, se fosse approvata la legge, che qualcun altro anche all’interno del Movimento possa detronizzare l’erede del fondatore.

Il problema del ministro è interno, coi suoi: il suo potere si tiene a quello di Davide Casaleggio e Di Maio deve poter giustificare il motivo per cui, ad esempio, nessuno dal Movimento possa decidere la destinazione d’uso dei quasi 9 milioni di euro raccolti da Rousseau in una legislatura.

Il comma che Di Maio rivendica, quello che legittima Rousseau a lavorare per il Movimento, è proprio quella che blinda Casaleggio nel suo ruolo e il ministro lo sa bene.

L’aver fatto slittare l’inizio della discussione può voler dire che qualche domanda sul ruolo di Rousseau cominci a circolare, tra i parlamentari pentastellati: per questo, come contributo al dibattito interno, i prossimi giorni approfondiremo ciascuno dei quattro regali a Casaleggio raccontati settimana scorsa.

Bonafede e la legge Polaroid salva Casaleggio

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Fate attenzione, le prossime settimane, al dibattito sulla legge anticorruzione perché ci sarà di che discutere.

La scorsa settimana Salvini ha fatto sapere che non gli piace l’articolo sul finanziamento ai partiti, il numero nove. Ciò che succederà potrebbe dire molto più di quanto sembri sullo stato di salute dell’accordo di governo.

Ho già spiegato perché, secondo me, la legislatura arriverà a scadenza naturale nel 2023. Questo non vuol dire che, nel corso di questi anni, non ci possano essere scontri su singoli provvedimenti o, come in questo caso, pretesti per lanciare messaggi che capiamo in tre o quattro, ma ora anche voi lettori.

Cosa dice l’articolo 9 della legge anticorruzione? Forse qualcuno tra di voi ricorderà la legge Mammì che regolamentò il settore radiotelevisivo: quella norma fu chiamata “legge Polaroid” perché invece di regolamentare un settore dominato, nel privato, da Fininvest fotografò lo status quo dell’epoca rendendo legale, per i decenni a venire, il duopolio televisivo che ha drogato il settore in Italia fino a pochi anni fa.

Come fa correttamente notare Nicola Biondo, siamo nella stessa situazione: la legge “spazza corrotti”, come l’hanno chiamata, rende di fatto legittima il sistema Casaleggio, che controlla di fatto il partito grazie allo Statuto del M5s scritto da Luca Lanzalone. Davide Casaleggio, tramite l’Associazione Rousseau, raccoglie milioni di euro dai parlamentari e dagli attivisti del Movimento per sviluppare la piattaforma Rousseau, ma pure per organizzare sue iniziative, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa, mai deliberate dal partito.

Il modo con cui Casaleggio amministra l’associazione Rousseau è problematico: non a tutti, tra i parlamentari, è chiaro a quale titolo Casaleggio si occupi dei loro processi democratici e, soprattutto, di gestire tutti quei denari. La legge nulla dice sulla necessità di svelare l’identità dei donatori, così “per ragioni di privacy”, vengono tenuti nascosti. Insomma, c’è il rischio che qualcuno nel Movimento si metta a questionare il ruolo dell’Erede o pensi di creare strutture parallele. È qui che, in soccorso di Casaleggio e Rousseau, arriva il ministro Bonafede:

  1. “sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche”, come Rousseau, presente nello Statuto del M5s;
  2. l’identità dei donatori sarà tutelata per versamenti fino a 500 euro invece di 5000, salvi i supporter del Movimento che per la maggior parte versano somme inferiori a quella cifra;
  3. comma Rousseau: “Un partito o movimento politico può essere collegato ad una sola fondazione o ad una associazione“, blindata Rousseau;
  4. comma Casaleggio: “I partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive”, blindato Casaleggio.

Ecco la nuova legge Polaroid salva Casaleggio che tenta di fotografare e cristallizzare il Sistema Casaleggio. Una norma che, con la scusa di regolamentare il finanziamento ai partiti, legittima una costruzione immaginata dal padre Gianroberto e divenuta reale sotto il regno del figlio Davide, portatore di interessi e di un’agenda sempre più predominante rispetto alla linea politica decisa dai gruppi parlamentari.