I follower

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Unendo i puntini delle notizie che si leggono sul Movimento 5 stelle si compone un disegno inimmaginabile fino a pochi mesi fa.

Nel mezzo del voto di fiducia sulla manovra finanziaria, il Blog delle Stelle pubblica un articolo – il cui titolo pare fosse “Manovra e terrorismo” – che mette in difficoltà i vertici politici del Partito. Il post viene velocemente rimosso, segno che c’è stato, nel migliore dei casi, un difetto di comunicazione tra Roma e Milano.

L’ultimo giorno dell’anno vengono espulsi due senatori e due parlamentari europei.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, ha parlato di molte cose. Ha però evitato i temi “propri” dei pentastellati. Nessun accenno al reddito di cittadinanza. Niente sulla blockchain. Nulla sui tagli ai costi della politica. Si è invece concentrato sugli argomenti cari a Salvini che, infatti, ha subito rivendicato e salutato con favore il messaggio del Presidente fingendo di non averlo capito.

Il cosiddetto contro messaggio di Beppe Grillo è stato solo un’imbarazzante supercazzola di un paio di minuti.

Infine ieri arriva il messaggio contro la casta di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, registrato sulle piste da sci. Anche questo di un paio di minuti, senz’acuti, ricco di una stanca retorica che suona più falsa di un reportage dal sudamerica.

Sta per iniziare la campagna elettorale per l’elezione del Parlamento Europeo e il Movimento spesso ha dimostrato di saper giocare queste partite, soprattutto in momenti di grande difficoltà.

Ciò detto, in questo momento stiamo commentando le gesta di un partito di follower.

Le carte le dà Salvini, che impone l’agenda politica tra un piatto di pasta e un arancino.

L’amministrazione del governo e i rapporti con l’Europa sono gestiti da Palazzo Chigi e dal Quirinale, col silenzio-assenso dei vicepremier.

Di Maio è costretto a farsi vedere in giro con quello che fa notizia pur di vedersi citato entro il primo “scroll” delle homepage dei quotidiani.

Tutto questo, nonostante il 32% dei voti raccolto solo 10 mesi fa.

Nelle prossime settimane capiremo quanto Di Maio e Casaleggio possono permettersi di perdere al voto del 23 maggio.

Casaleggio, Di Maio e l’espulsione di De Falco

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Mentre stavo raccogliendo qualche informazione per scrivere questo articolo, mi sono imbattuto nell’intervista che Gregorio De Falco ha rilasciato a Sky TG 24.

Debbo constatare che De Falco ancora non ha capito cos’è il Movimento e chi comanda nel Movimento.

Il Senatore dice di sperare che “il Movimento […] corregga questo grave errore” perché “dev’essere un luogo in cui la sintesi si fa dopo una discussione“.

Ovviamente nulla di tutto questo succederà né mai è successo, come raccontiamo da ormai quasi tre anni. Il Movimento era il giochino di un comico a fine carriera e di un imprenditore vagamente frustrato. Ereditato dal figlio di quest’ultimo, è diventato il ramo politico del Sistema Casaleggio, che lo governa in coordinamento con le altre realtà che possiede per massimizzare lo scellerato investimento del padre.

De Falco era entrato ufficialmente in lista nera da due mesi, quando il sito gestito da Marcello Dettori aveva iniziato una campagna diffamatoria a suo danno. Marcello, già dipendente di Davide Casaleggio, è il fratello di Pietro, socio di Casaleggio e braccio destro di Di Maio. Tutto era già molto chiaro, per chi avesse avuto voglia di capire. O anche solo di leggere questo sito, visto che ve ne ho dato conto il cinque novembre scorso.

Buon anno Comandante De Falco.

De Falco, Fattori, Nugnes

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Come spesso accade, la maggioranza in Senato si regge su pochi numeri di scarto. Accade per due motivi: il primo è che i senatori eletti sono 315, a cui vanno aggiunti – al momento – sei senatori a vita. Il secondo è che la Costituzione prevede, per la Camera Alta, la rappresentatività su base regionale. Tutte le leggi elettorali, in ossequio a questo principio, hanno sempre assegnato i cosiddetti premi di maggioranza su base territoriale. Quasi mai un partito raggiunge buoni risultati ovunque, nel Paese, quindi in Senato lo scarto di voti di fiducia è spesso molto basso.

In questa legislatura, i voti di scarto sono sei. La somma dei senatori di Movimento 5 Stelle e Lega è 167. La maggioranza è 160.

In questa situazione appare chiaro come ciascun senatore sia determinante. Poche defezioni possono mettere a rischio la sopravvivenza del governo.

Sono certamente consapevoli di questo i tre senatori del Movimento che, in occasione della fiducia sulla legge finanziaria, hanno dichiarato che sarebbe stato l’ultimo voto di fiducia concesso al governo.

Si tratta di Gregorio De Falco, Paola Nugnes ed Elena Fattori. I tre già erano noti per la loro insofferenza alla piega che ha preso il governo. Pochi giorni fa, per la prima volta, hanno palesato congiuntamente il disappunto che li anima con una video intervista per il quotidiano Open.

È seguita un’intervista della senatrice Fattori a Repubblica e ieri dieci deputati erano assenti al voto sulla manovra finanziaria.

Nessuno però minaccia seriamente di far cadere il governo. Ne ho parlato in passato: non credo che questa legislatura finirà prima del previsto, cioè il 2023. Troppi parlamentari al primo incarico, troppo debole l’opposizione. Nessuno trarrebbe vantaggio da un voto anticipato.

Da gennaio, però, è possibile che inizi una guerra di trincea per costringere i vertici del Movimento a dare qualche chiarimento. La voce che gira più insistentemente, nascosta dai soliti rumor sul rimpasto di governo, è la crescente diffidenza nei confronti del Sistema Casaleggio, quel groviglio di norme, codici, regole scritte o meno che consentono all’Erede del Fondatore di raccogliere soldi e gestire potere al riparo da ogni controllo democratico.

Prepariamoci a un 2019 ricco di sorprese.

Gregorio De Falco e la merda nel ventilatore

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È partita la macchina del fango a danno del senatore Gregorio De Falco. Èd è fuoco amico, che parte da un cecchino molto vicino a Di Maio e Davide Casaleggio.

Quando Gianroberto Casaleggio amministrava il Blog di Beppe Grillo, se un eletto del M5s cominciava a dare “segni di cedimento” mettendo a rischio “la testuggine romana”, per usare le parole di Luigi Di Maio, la reazione era tanto semplice quanto spietata. Si scriveva un post, o più spesso un PS, per insultare o dileggiare l’interessata o l’interessato. Accadde con Federica Salsi, rea di aver partecipato a una trasmissione televisiva (!); accadde a Valentino Tavolazzi, accusato di voler organizzare una riunione (!); accadde, molto rumorosamente, a Giovanni Favia reo di aver parlato male del capo con un giornalista (!).

In particolare con Favia fu sperimentata una tecnica a quel tempo “innovativa”: fu fatto scrivere da un giornalista tirapiedi un articolo, poi pubblicato sul Blog, in cui s’insinuava che il fuori onda durante il quale Favia commentava l’operato di Casaleggio fosse concordato. Circostanza del tutto falsa, ma il messaggio passò nella comunità del Blog ed espellere Favia, settimane dopo, fu, per i garanti, molto più semplice di quanto potesse sembrare inizialmente.

Che si fa oggi quando un parlamentare del M5s mette a rischio la credibilità del capo? Cosa succede se il Senatore De Falco, scelto personalmente da Luigi Di Maio dà segni d’insofferenza e si permette di criticare la linea del governo?

De Falco ha di recente espresso contrarietà ad alcune norme del decreto sicurezza, lamentandosi della richiesta di ritirare gli emendamenti, annunciando voto contrario a meno che non sia posta la questione di fiducia. Per intenderci: non vuole mettere in crisi il governo, ma non è disposto a rinunciare alle sue prerogative di senatore. Ho già espresso la mia opinione in merito ai nuovi “dissidenti“, non mi ripeterò qui, ma potete leggere l’articolo della scorsa settimana.

Ma qualcosa è successo, nel sottobosco della comunicazione parallela legata, in maniera più o meno evidente e più o meno stretta, a Di Maio e al Sistema Casaleggio. È apparso un articolo sul sito Silenzi e Falsità del tutto simile, per struttura e contenuti, a quello che fu pubblicato per la character assassination di Giovanni Favia. Si ricorda il passato pubblico di De Falco (“…salga a bordo, cazzo!”) sostenendo che fosse una recita. Lo si accusa di essere un infiltrato di Repubblica. Insomma, lo si addita come sabotatore. Qual è il fatto interessante? Che il sito Silenzi e Falsità è di proprietà di Marcello Dettori, fratello di Pietro il quale è consigliere di Di Maio e socio di Davide Casaleggio nell’Associazione Rousseau.

Un pezzo di Sistema che si muove tempestivamente, probabilmente senza nemmeno necessità di coordinamento. Come le formiche descritte da Davide Casaleggio nel suo libro Tu Sei Rete.

Grazie a Lucio Di Gaetano per la segnalazione.