Libera Professione UK vs Italia con Marco Canestrari e Alessio Argiolas

C’è un posto dove puoi svolgere la libera professione e gestire i rapporti con il fisco basandosi su poche chiare istruzioni disponibili su un sito internet. Dove l’applicazione che usi per gestire i pagamenti e incassi ti compila in automatico la dichiarazione dei redditi. Un posto dove il rapporto tra Erario e Contribuente si basa sulla fiducia anzichè sulla sfiducia. Quel posto non è l’Italia.

 

Crimi costretto ad aprire un blog parallelo, Casaleggio si prende la base

La mossa del Cavallo di Di Battista

Negli ultimi giorni, complice l’attivismo di Matteo Renzi, il governo Conte è tornato a traballare.

In ballo c’è la gestione dei 200 miliardi dei fondi stanziati da Next Generation EU. Sono tanti soldi, che Conte pensava di poter gestire con una struttura di missione nominata da lui e che rispondesse a lui. Non poteva non generare reazioni, che infatti ci sono state.

Queste fibrillazioni si aggiungono agli ammiccamenti delle scorse settimane da parte di Forza Italia, di cui abbiamo pure parlato.

Si stanno creando le condizioni per una nuova maggioranza. Non è detto che succeda, ma se Conte non dovesse reggere si aprono scenari dall’esito non ancora del tutto prevedibile. Secondo me, tra le ipotesi possibili, c’è un governo Di Maio.

Luigi Di Maio è in parlamento da sette anni e mezzo, ha fatto il vice presidente della Camera, il capo di partito, il vice presidente del Consiglio, il ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e, soprattutto, degli Esteri. A prescindere da come questi ruoli sono stati ricoperti – anzi soprattutto per come sono stati ricoperti, e fra un attimo spiego perché – non vedo perché non possa fare il capo del governo.

Il Movimento nelle prossime settimane voterà il nuovo direttorio. I membri verranno votati uno a uno, una mossa per impedire ad Alessandro Di Battista di dominare l’organo collegiale. Ma difficilmente impedirà che ne diventi l’esponente più influente. L’ultima volta che il partito di maggioranza relativa del governo ha cambiato guida in corsa, il governo non ha retto. Enrico Letta fu sostituito da Matteo Renzi.

In questo caso, Di Battista avrebbe tutto l’interesse a indicare Di Maio capo del governo al posto di Conte. I prossimi due anni saranno disastrosi, quale modo migliore per scaricare le responsabilità sull’avversario interno e rivendicare allo stesso momento di aver permesso, con la sua guida, di avere il primo Presidente del Consiglio del Movimento? Potrebbe perfino rivendicare il merito di avere riunito il partito attorno al vecchio capo, a cui viene concessa la gloria, negli ultimi anni di carica parlamentare, della più alta carica istituzionale a cui possa, per età, aspirare.

Nel frattempo, Di Battista e Casaleggio avrebbero tutto il tempo di organizzarsi per la campagna elettorale del 2023, con la corrente di Di Maio impegnata nell’Esecutivo.

Di Maio, per ovvi motivi, non credo rifiuterebbe. Aggiungendo al curriculum la carica di presidente del Consiglio il suo futuro politico sarebbe assicurato, più di quanto già non lo sia, e volendo potrebbe, immagino sia questo il suo pensiero in queste ore, cercare di riprendere la guida del Movimento da Palazzo Chigi (sarebbe comunque difficile per Casaleggio mettersi contro il capo del governo, su qualsiasi tema).

Non sarebbe difficile, per Di Maio, farsi sostenere da Forza Italia, che ha già fatto capire di essere disponibile. Certo, ci sarebbe il rischio di concedere molto spazio all’opposizione di Salvini e Meloni, ma Di Maio non verrà ricandidato quindi non credo sia un problema che lo tocchi da vicino.

Il sabotaggio degli Stati Generali

Chi segue questo blog e il mio podcast sa della guerriglia a bassa intensità che si sta combattendo tra il Movimento 5 Stelle, o meglio il movimento parlamentare, e l’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio.

Rousseau – che si autodefinisce il “cuore del Movimento” – è il soggetto attraverso il quale Casaleggio controlla il partito. È indicato all’articolo uno dello Statuto del Movimento come l’unico soggetto titolato a gestire l’amministrazione del Movimento, la sua cassa, i suoi processi di selezione del personale politico. Casaleggio è inamovibile dal proprio ruolo e questo ha generato una crescente tensione coi parlamentari, molti dei quali non potranno più essere ricandidati per via della regola dei due mandati.

Così, da mesi c’è uno scontro tra questi attori, che vede però Casaleggio in posizione di grande vantaggio, per il ruolo che ricopre, il know how che possiede, le risorse finanziarie che può gestire.

Dal punto di vista della comunicazione, la principale confusione è dovuta al fatto che il Blog delle Stelle, l’organo di comunicazione ufficiale del Movimento, è di proprietà di Casaleggio/Rousseau, che quindi ne può disporre come meglio crede.

Casaleggio ha operato nel corso dell’anno per sabotare i cosiddetti Stati Generali, un’iniziativa di Vito Crimi per cercare di spostare il baricentro del potere da Milano verso Roma. Ha cercato di orientare il voto, come vedremo riuscendoci solo in parte, pubblicando quasi quotidianamente contenuti propri, senza confrontarsi con gli altri dirigenti del partito, spingendo la base verso la propria posizione.

Anche la scorsa settimana si sono verificati nuovi episodi di questo scontro.

Si sono svolte le votazioni sull’esito degli Stati Generali, 23 quesiti (vedremo fra poco, l’esito) a cui hanno risposto circa 17mila persone, un decimo degli iscritti al partito.

Subito dopo, il Movimento romano ha convocato una nuova tornata di assemblee virtuali degli Stati Generali, questa volta focalizzati sulla nuova “agenda” politica del partito. Il programma. Contestualmente, è stato annunciato un sito dedicato, diverso da Rousseau, registrato a fine ottobre. Un tentativo, a mio avviso fallimentare in partenza, per dirottare un po’ di traffico dal blog delle Stelle, dominato da Casaleggio.

Queste assemblee si svolgeranno il 19 e il 20 dicembre.

Casaleggio si prende la base

Come si svolgeranno il 19 e 20 dicembre le riunioni organizzate dall’Associazione Rousseau. Una provocazione frontale di Casaleggio nei confronti del partito romano, un ennesimo tentativo di sabotaggio del processo di emancipazione dall’Erede che Crimi sta disperatamente, con poco successo, tentando.

Quando si apre il Blog delle Stelle, infatti, il primo post in evidenza è proprio quello sull’evento di Rousseau, e non su quello del partito, chiamato “La Base incontra Rousseau”. Una provocazione molto evidente, a partire dall’uso del termine “Base”, una presa in giro della traiettoria verso la forma partito che Crimi e Di Maio vorrebbero dare ai Cinque Stelle, in contrasto con la struttura personale di Casaleggio.

Anche l’obiettivo è una sfida di Casaleggio agli Stati generali: “disegnare nuovi spazi – avanzati e personalizzati rispetto ai vecchi meetup – su Rousseau che consentano agli iscritti di creare gruppi locali, incontrarsi, portare avanti battaglie condivise sul proprio territorio”.

Un chiaro tentativo di sfruttare a proprio vantaggio l’esigenza emersa dai territori durante gli Stati Generali, rispondendo con una soluzione prima che lo facciano i parlamentari. Sarebbe una dimostrazione plastica di efficienza della struttura di Casaleggio rispetto a quella proposta da Roma, che ormai si muove coi riti e le lentezze del Palazzo.

Continuo a ritenere che questa sfida sarà vinta da Casaleggio. Lo è già dal punto di vista della comunicazione, per il vantaggio competitivo che ha potendo gestire in prima persona il Blog delle Stelle, ma pure per l’immagine che viene data nell’invito a partecipare – da parte di Casaleggio – rispetto alla sensazione di riunione ristretta che ha quella di Crimi a cui ci si potrà iscrivere dai prossimi giorni, quando tutti si saranno già impegnati a partecipare all’evento di Rousseau.

Casaleggio, invece, si spende in prima persona e sarà in conferenza insieme agli altri soci di Rousseau.

Il voto sui risultati degli Stati Generali

Il 10 e 11 dicembre si sono svolte le prime votazioni sull’esito degli Stati Generali. Rousseau si conferma il posto in cui gli attivisti approvano decisioni già prese altrove: ognuno dei 23 questi ha ricevuto l’approvazione da un insieme molto ridotto di votanti: un decimo degli aventi diritto, che ha votato “sì” tra il 60% e il 95% a seconda del quesito.

Sebbene questo comporti una vittoria formale di Crimi e del partito romano, è chiaro che questa iniziativa è molto poco sentita dalla base.

Le domande riguardavano questioni formali di organizzazione (struttura territoriale, carta dei valori, organi collegiali, riconoscimento di rappresentanze territoriali anche dove non ci sono eletti) e sostanziali di finanziamento.

Questo punto e quello riguardante il rapporto con Rousseau, che dovrà essere regolato da un contratto di servizio o da un accordo di partnership, potrebbero impensierire Casaleggio, che ancora non si espone direttamente.

I comitati di scopo, istituiti per le tornate di elezioni, garantivano flussi di denaro quando cessavano di esistere con le rimanenze versate a Rousseau. Il contratto di servizio potrebbe significare che la piattaforma verrà tolta dallo Statuto M5s.

Tutto dovrà però essere votato su Rousseau, e siccome le parti in causa saranno due difficilmente Casaleggio rinuncerà alla scrittura dei testi dei quesiti e soprattutto a cosa mettere in votazione.

La campagna che sta conducendo è verosimilmente pensata per arrivare preparato al momento della verità, quello vero.

Ci arriverà però con alcuni suoi uomini nel direttorio prossimo venturo e un rapporto con gli attivisti ben più consolidato di quello che hanno i parlamentari.

Casaleggio conferma tutto

Davide Casaleggio è indubbiamente il politico più divertente da commentare. Ha la capacità, unica nel suo genere, di confermare ogni accusa gli venga rivolta nelle smentite che pubblica.

L’ultima volta è accaduto lo scorso primo dicembre. Volendo smentire le inchieste del Riformista sulla consulenza di Philip Morris a Casaleggio Associati e anticipare la figuraccia rimediata con l’inviato delle Iene (Antonino Monteleone, che pure Casaleggio conosce bene), ha scritto la solita nota su Facebook. È imbarazzante, perché si tira la zappa sui piedi letteralmente nella prima frase.

Scrive, infatti, Davide Casaleggio che le Iene si sarebbero intrufolate nel “cortile privato dell’ufficio”. Solo che quello non è il suo ufficio. Lo so, perché lì ho lavorato quasi quattro anni. Antonino ha raggiunto Davide nel cortile della sede dell’Associazione Rousseau, che fu la sede di Casaleggio Associati ma ora non più. Quello non è l’ufficio di Casaleggio, che pare confondere le due realtà. Bizzarro.

Vi risparmio la lettura della sua tirata che, se volete, trovate qua, ma voglio riportarvi, per amore di cronaca, ciò che di falso e inesatto Casaleggio scrive.

Il rapporto tra Casaleggio Associati e il Movimento 5 Stelle

Sul rapporto tra Casaleggio Associati e Movimento 5 Stelle l’Erede ci spiega:

Un esempio di successo noto a tutti di come la Casaleggio Associati operi, per competenze e risultati ottenuti, è quello del MoVimento 5 Stelle per il quale ha curato la strategia iniziale ancor prima della sua costituzione avviando una partecipazione civica digitale…

Falso. Casaleggio Associati non ha “curato la strategia iniziale”. Io ho lavorato in Casaleggio Associati, come dipendente, tra il 2007 e il 2010, proprio quando l’azienda strutturava, fondava e finanziava il nascente partito (a proposito, tutto a posto con le norme sul finanziamento ai partiti?). Il Movimento 5 Stelle è un’idea di Gianroberto Casaleggio, padre di Davide. Casaleggio per anni ha usato le risorse dell’azienda, soldi e personale – incluso il sottoscritto – per gestire il partito, decidendone indirizzo e spesso personale politico. Questo anche mentre tra i clienti c’era un altro partito, Italia dei Valori, le cui strategie comunicative venivano coordinate con quelle del Blog di Beppe Grillo / Movimento 5 Stelle. Io c’ero, in quelle stanze. Lo so, lo posso testimoniare, l’ho dimostrato nei due libri che ho scritto, Supernova e Il sistema Casaleggio.

Le attività commerciali di Casaleggio Associati

Scrive Davide sulle attività della propria società:

Qualunque società che conosce le attività e le competenze tecnologiche e di business presenti all’interno di Casaleggio Associati, ne percepisce i vantaggi di impatto sull’evoluzione del proprio business.

Opinabile. Le “competenze tecnologiche” presenti all’interno di Casaleggio Associati sono le stesse che avevano gestito la piattaforma Rousseau fino al 2017/2018. Il Garante della Privacy, nelle conclusioni dell’inchiesta sulle violazioni di sicurezza subite dalla piattaforma, ha descritto come gravemente carenti sia tecnicamente che in termini di amministrazione le scelte operate sulla gestione del progetto. Se il “successo noto a tutti” è indicativo delle competenze tecnologiche dell’aziendina di Davide, io fossi loro cliente scapperei a gambe levate. Chissà perché, invece, i più grandi poteri e interessi commerciali del pianeta sembrano essere irresistibilmente attratti da una società il cui capo possiede il partito di governo del Paese. Misteri.

Casaleggio Associati non si occupa di politica e dal 2016 gli sviluppi tecnologici a supporto del blog e del MoVimento 5 Stelle sono a cura e in gestione dell’Associazione Rousseau, un’associazione senza scopo di lucro con personale e sede distinta.

Anzitutto, andrebbe chiarito cosa significhi “occuparsi di politica”. Perché, ad esempio, il contratto che Casaleggio Associati ha stipulato con la Moby di Onorato parla proprio di “sensibilizzare le istituzioni”, come riporta il Corriere della Sera. A me, ma posso sbagliare, pare che questo si possa definire “occuparsi di politica”, per soldi peraltro. Inoltre non è corretto dire che dal 2016 delle attività relative al Movimento si occupa l’associazione Rousseau. Se n’è occupata Casaleggio Associati almeno fino al novembre 2017 come testimoniato dalle carte dell’inchiesta del Garante della Privacy già citata. Le comunicazioni avvengono anche tramite PEC di Casaleggio Associati e la sede presso cui vengono condotte le ispezioni è quella di Via Morone 6 che all’epoca ospitavano gli uffici di Casaleggio Associati e di Rousseau. Come riporta l’AdnKronos, l’azienda cambiò sede solo nel dicembre del 2018, o poco prima.

La confusione tra partito e clienti

Continua poi:

Il lavoro di Casaleggio Associati si focalizza ad esempio su progetti di innovazione digitale, strategie di marketing e comunicazione, ricerche ed analisi sui mercati digitali e applicazioni software.

Il problema, qui, è capire se qualcuna di queste attività si avvicini troppo a quelle dell’altra occupazione del proprietario di questa società, cioè il dirigente politico. Viene il dubbio perché ci sono alcuni precedenti, come abbiamo raccontato io e Nicola Biondo sia in Supernova che nel Sistema Casaleggio.

Nel 2010, mesi dopo essermi licenziato da Casaleggio Associati, assisto al nuovo spettacolo di Beppe Grillo a Torino. All’epoca era già stato fondato il Movimento 5 Stelle. Ebbene, verso la fine dello spettacolo Grillo proietta per oltre un minuto un filmato che sembra la pubblicità di un prodotto. Perché lo è: sta sponsorizzando un Robot chirurgico distribuito in Italia da un altro cliente di Casaleggio Associati, per cui anche io avevo svolto delle attività fino a pochi mesi prima.

Casaleggio aveva il vizio di usare i propri clienti come asset per gli altri, come quando lo stesso Grillo venne convinto a partecipare alla festa dell’Italia dei Valori tre anni prima. Questa confusione di ruoli, questa mancanza di compartimenti stagni tra le diverse attività dentro e fuori l’azienda dovrebbero far suonare più di un campanello di allarme alle procure che hanno iniziato ad approfondire questi argomenti.

Scrive ancora Casaleggio:

Non ho mai richiesto nulla per i clienti di Casaleggio Associati a eletti o governanti del MoVimento 5 Stelle, mantenendo sempre una distinzione netta tra le due realtà.

Ah. E cosa ci fa Virginia Raggi sul sito della campagna “cambia gesto” promossa dalla multinazionale del tabacco Philip Morris, che è cliente di Casaleggio Associati? Per caso, ipotesi, non è che alla sindaca venne suggerito che poteva giovare alla sua immagine la sua presenza, così così come a Philip Morris?

Però attenzione, il meglio arriva ora. Casaleggio cerca di ribaltare la frittata e accusa uno degli autori delle inchieste di questi ultimi giorni, Aldo Torchiaro, di conflitto d’interessi. Perché? Perché lavora per un’azienda che tra i propri clienti annovera due concorrenti di Philip Morris. Ma davvero? Avere rapporti di secondo grado con un’azienda costituisce conflitto d’interessi? Allora ha ragione Il Riformista: il fatto che ci sia un rapporto non di secondo grado ma diretto tra Casaleggio e Philip Morris dovrebbe costituire, secondo la logica dello stesso Casaleggio, un conflitto d’interessi maggiore.

Il rapporto con il governo

Infine, Casaleggio nega di aver partecipato a riunioni governative per definire la finanziaria. Solo che nessuno l’ha mai accusato di questo fatto: si è solo ribadita, con documenti e testimonianze, l’ovvia influenza che le sue opinioni hanno sul partito e ricordato il fatto che presiedesse vertici di partito su decisioni riguardanti le attività di governo. Lo ha spiegato bene il Senatore De Falco, lo spiegò all’epoca l’europarlamentare Daniela Aiuto, lo ha ribadito l’ex ministro Fioramonti.

L’unico contributo pubblico che ho dato quest’anno é la ricerca sul futuro dell’Italia post Covid realizzato con l’Associazione Gianroberto Casaleggio

Anche quel documento è molto, molto interessante. Ci torneremo in una delle prossime settimane.

Il conflitto d’interessi

Ma il meglio di sé, in assoluto, lo Casaleggio lo dà in chiusura. Dopo aver cercato di allontanare da sé, per tutto lo scritto, l’ipotesi che ciò che lui fa come imprenditore abbia qualcosa a che fare con le sue attività di dirigente politico, ecco che arriva il lampo di genio:

[…] perchè la diffamazione nei miei confronti e della nostra società, questa volta, evidentemente non è l’unico obiettivo.

Purtroppo, in questa frase risulta chiarissimo il retropensiero: è chiaro che attaccano la società per attaccare il partito (o meglio, il suo nuovo pupillo, Alessandro Di Battista). E perché mai, carissimo, se sostieni che quello che fai con l’azienda è ben separato da quello che fai col partito? Come puoi pensare che le due cose siano collegate? Ma soprattutto: se lo pensi tu, perché mai non dovremmo pensarlo noi?