M5s: le grandi opere si faranno tutte

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Sono abbastanza convinto che le grandi opere, col Movimento 5 Stelle, si faranno tutte. TAP, MUOS, TAV, Brennero. Me ne sono convinto soprattutto dopo la gestione del dossier sul gasdotto, approvato settimana scorsa dal Governo Conte: quella vicenda è illuminante sotto molti aspetti.

Se avete la pazienza di seguirmi, bisogna partire dall’idea che Gianroberto Casaleggio aveva del Movimento: come abbiamo spiegato in Supernova io e Nicola Biondo, Casaleggio intendeva federare le realtà locali già esistenti, sia le esperienze politiche, le liste civiche, che quelle dei comitati di protesta. Pochi lo ricordano, ma per la versione “beta” del Movimento il Blog di Grillo invitava liste locali anche già formate, non necessariamente con la faccia di Grillo nel contrassegno, a inviare la documentazione (programma, casellari giudiziari dei candidati) per ottenere la bollinatura ed essere sponsorizzate dal Blog. Il progetto fu abbandonato quasi subito a causa dei conflitti, inevitabili, tra le liste già esistenti e quelle formate dai MeetUp, che pretendevano un diritto di prelazione.

Sul fronte dei comitati, invece, la speranza di Roberto era la contaminazione: avrebbe voluto che le liste civiche fossero formate dagli stessi leader dei movimenti di protesta, non diventare i nuovi referenti politici. La motivazione è piuttosto scontata: se fossero stati parte integrante del Movimento non ci sarebbe stato il rischio che, per qualche motivo, ce li si ritrovasse contro prima o poi. Casaleggio voleva fornire una piattaforma comune che ciascuna realtà potesse utilizzare per veicolare la propria battaglia, inglobando nella sua creatura il consenso che i NoTav, no Muos, no Mose, no Tap avevano già faticosamente raccolto. Questo concetto venne ingenuamente spiegato da Roberta Lombardi nella celeberrima diretta con Bersani: “siamo noi le parti sociali“. Come alcuni candidati raccontarono, in quei primi anni si tenevano in Casaleggio Associati alcuni incontri preparatori alla campagna elettorale durante i quali Davide Casaleggio invitava a non considerare alleanze con i Verdi perché “siamo noi i Verdi“.

In alcuni casi questa operazione è in parte riuscita: in Piemonte, ad esempio, molti degli eletti locali e nazionali arrivano dall’esperienza No Tav. La saldatura, però, è in generale fallita e l’attuale dirigenza, quella che ha scalato il Movimento, non viene da nessuna di queste realtà ed esperienze. Di Maio, Toninelli, Lezzi non erano attivisti di alcuna di queste proteste; il M5s è diventato ciò che Gianroberto voleva evitare: solo l’ennesimo referente politico al quale possono essere voltate le spalle nel momento in cui non mantiene le promesse.

L’approvazione del gasdotto TAP dimostra benissimo quanto spiegato e ci aiuta a capire cosa succederà in futuro: lo schema è semplicemente replicabile. Si avvia una verifica costi-benefici della promessa, si appura che l’opera non si può fermare per i costi elevati, il presidente del Consiglio, sconosciuto prima del voto, non vincolato da un incarico elettivo, si assume la responsabilità della scelta. Ai Di Maio, Toninelli, Lezzi non importa nulla della Val Susa, del Salento, del Brennero o della concessione ai Benetton: sono ben felici di rivendicare i meriti delle battaglie combattute da altri quanto di allontanare da sé la responsabilità delle promesse tradite.

Bene fa il comitato anti Muos a preoccuparsi: nella maggior parte dei casi le grandi opere sono inserite in contesti molto più grandi e complessi dei piccoli interessi elettorali di un ministro o un parlamentare, come spiega ad esempio Nicolò Carboni sulla vicenda TAP.

Accadrà di nuovo, per ogni singolo dossier aperto.

ByoBlu, il BreitBart italiano

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Negli Stati Uniti, la vittoria di Trump è stata concimata e coltivata anche e soprattutto da un sito di nome BreitBart, fondato e dirett Complotti e verità alternative: Messora è un caso da studiare o dall’ex stratega Steve Bannon.

BreitBart ha dato voce ed è servito da crocevia di quella sottocultura della peggiore destraccia americana nata insieme al Tea Party che già nel 2008, con Sarah Palin candidata vicepresidente, aveva sfiorato la Casa Bianca.

Il sito di Bannon è stato, ed è, il posto in cui trovi tutto ciò che riguarda quell’area culturale: tutte le voci, i complotti, le verità alternative, tutto ciò che si può considerare affine alla sensibilità degli elettori di Trump si trova lì.

Anche in Italia c’è una realtà simile: il sito e il canale YouTube di Claudio Messora, conosciuto come ByoBlu.

Ne parlo perché ci sono capitato quasi per caso, dopo molto tempo, l’altro ieri e l’ultimo video era una conferenza in cui allo stesso tavolo, vicino a Messora, sedeva il Presidente della Rai Marcello Foa. Foa è noto agli spettatori di ByoBlu: scorrendo la timeline dei video pubblicati lo si ritrova spesso intervistato, insieme a Bagnai, Borghi, Fusaro, Montanari, Chiesa ma anche esperti seri come Marco Montemagno e Guido Scorza.

La storia di Messora è interessante, ma non ne voglio parlare qui (magari lo faremo più avanti). Quello che vorrei sottolineare, a malincuore, è l’errore commesso in questi anni, anche da me, nel sottovalutare l’importanza di quella realtà. Mescolando le peggio minchiate della Rete a importanti temi d’attualità Messora ha contribuito a creare la sottocultura economico-politico-bufalar-complottista che oggi è classe dirigente al governo del Paese.

Molte di quelle persone “di casa a ByoBlu” come recita il titolo di una delle playlist, ricoprono importanti ruoli pubblici e istituzionali, o sono considerati organici a quell’area.

Di contro, e spero di sbagliarmi, non esiste in Rete un equivalente luogo virtuale riconoscibile come la casa di chi oppone la medicina alle bufale sui vaccini, la scienza economica al Monopoli, il fact checking alle verità alternative.

Che ne pensate?

Dobbiamo parlare di Laura Castelli

Tutte le stranezze del sottosegretario che fu nostra fonte


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Ci eravamo lasciati, quando si stava costituendo il governo Conte, con la rivelazione della notizia che l’On. Laura Castelli è stata nostra fonte per diversi anni, mentre stavamo scrivendo Supernova. Il libro racconta la nascita e lo sbarco in parlamento del Movimento 5 Stelle per come l’abbiamo vissuto io e Nicola Biondo, che abbiamo collaborato con Gianroberto Casaleggio tra il 2007 e il 2014. Gli anni successivi, fino al 2016, ci sono stati raccontati appunto da Laura Castelli. Le calunnie di Casalino nei confronti dei parlamentari con i giornalisti, la scalata di Luigi Di Maio e Davide Casaleggio.

Ebbene, quando abbiamo rivelato questi contatti ci aspettavamo provvedimenti da parte del Movimento, dato che un suo esponente aveva palesemente violato le regole scritte e non scritte e di lealtà nei confronti dei compagni di partito. Invece nulla: Castelli non è diventata ministro, ma ha ottenuto il sottosegretariato al ministero delle finanze.

Ci siamo chiesti come sia possibile, cosa sappia e su chi per non aver subìto conseguenze. Non abbiamo una risposta definitiva, ma ecco quanto abbiamo ricostruito.

Castelli ci rivela che al vertice del gruppo parlamentare arrivavano da Milano dei DHL con “le richieste dei Garanti”. Da Milano, quindi da Casaleggio. Le richieste riguardavano il “cambio delle regole” su:

  • rotazione capigruppo
  • utilizzo soldi (dei gruppi parlamentari nda)
  • allentamento dei 2 mandati

È seguendo questa rivelazione che emergono particolari inquietanti.

Supernova è ora in libreria e su Amazon

Il Movimento dal 2013 al 2016 fa ruotare le cariche all’interno dei gruppi parlamentari. Al gruppo della Camera questa pratica cessa quando Laura Castelli diventa tesoriere. Tra i malumori dei colleghi, rimane in quella carica anche l’anno successivo.

Il bilancio del 2016 va per la prima volta in passivo: le spese superano le entrate. Poco male, i soldi in cassa ci sono ed è l’anno del referendum costituzionale. Aumentano a dismisura, però, le spese per i servizi in salita del 375%. Da notare che, a differenza del gruppo al Senato, alla Camera non viene pubblicato il dettaglio delle spese inferiori ai 10.000 euro. Non si sa come mai.

Possiamo ricostruire un aumento del 22% per la spesa di comunicazione in carico alla società Web Side Story, che dal 2013 affianca il gruppo. Viene espressamente indicato nella nota che accompagna il rendiconto. Ricordiamoci di questo dettaglio, tornerà utile più avanti.

Nel 2017, altre stranezze.

Come abbiamo detto Castelli non lascia il suo ruolo di tesoriere, che conserverà fino alla liquidazione del gruppo a fine legislatura. Non solo: il bilancio, ancora oggi, non è pubblicato sul sito tirendiconto.it. Lo conosciamo perché qualcuno l’ha passato all’AdnKronos, che l’ha pubblicato.

Ebbene, nel bilancio 2017 aumentano ulteriormente le spese per la comunicazione, del 38%, circa 90.000 euro. Però, a differenza di tutti i documenti precedenti, sparisce la Web Side Story: si parla più genericamente di società di comunicazione esterne. Sparisce anche il dettaglio delle spese, che fino ad allora riportava almeno quelle superiori ai 10.000 euro.


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Certamente è un caso, ma curiosamente questi aumenti di costi per la comunicazione coincidono temporalmente con la costituzione dell’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio e con il ritorno all’utile di Casaleggio Associati. Dico curiosamente perché è singolare proprio il rapporto tra il Movimento 5 Stelle e l’Associazione Rousseau: grazie allo Statuto scritto da Luca Lanzalone, Rousseau è il fornitore dei servizi di comunicazione e democrazia diretta, ma non è previsto nessun contratto per queste attività, solo un contributo volontario da parte dei parlamentari. Da segnalare che a bilancio Rousseau espone alcune decine di migliaia di euro di “crediti diversi”.

Per meglio capire i flussi di denaro e per escludere, come immagino sia interesse di tutti i soggetti coinvolti, rapporti economici tra il Movimento e le realtà legate a Casaleggio, sarebbe opportuno che il partito pubblicasse i dati mancanti: i flussi di cassa inferiori ai 10.000 euro, soprattutto quelli relativi al bilancio 2017 che mancano completamente.


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