Dobbiamo parlare di Laura Castelli

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Tutte le stranezze del sottosegretario che fu nostra fonte


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Ci eravamo lasciati, quando si stava costituendo il governo Conte, con la rivelazione della notizia che l’On. Laura Castelli è stata nostra fonte per diversi anni, mentre stavamo scrivendo Supernova. Il libro racconta la nascita e lo sbarco in parlamento del Movimento 5 Stelle per come l’abbiamo vissuto io e Nicola Biondo, che abbiamo collaborato con Gianroberto Casaleggio tra il 2007 e il 2014. Gli anni successivi, fino al 2016, ci sono stati raccontati appunto da Laura Castelli. Le calunnie di Casalino nei confronti dei parlamentari con i giornalisti, la scalata di Luigi Di Maio e Davide Casaleggio.

Ebbene, quando abbiamo rivelato questi contatti ci aspettavamo provvedimenti da parte del Movimento, dato che un suo esponente aveva palesemente violato le regole scritte e non scritte e di lealtà nei confronti dei compagni di partito. Invece nulla: Castelli non è diventata ministro, ma ha ottenuto il sottosegretariato al ministero delle finanze.

Ci siamo chiesti come sia possibile, cosa sappia e su chi per non aver subìto conseguenze. Non abbiamo una risposta definitiva, ma ecco quanto abbiamo ricostruito.

Castelli ci rivela che al vertice del gruppo parlamentare arrivavano da Milano dei DHL con “le richieste dei Garanti”. Da Milano, quindi da Casaleggio. Le richieste riguardavano il “cambio delle regole” su:

  • rotazione capigruppo
  • utilizzo soldi (dei gruppi parlamentari nda)
  • allentamento dei 2 mandati

È seguendo questa rivelazione che emergono particolari inquietanti.

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Il Movimento dal 2013 al 2016 fa ruotare le cariche all’interno dei gruppi parlamentari. Al gruppo della Camera questa pratica cessa quando Laura Castelli diventa tesoriere. Tra i malumori dei colleghi, rimane in quella carica anche l’anno successivo.

Il bilancio del 2016 va per la prima volta in passivo: le spese superano le entrate. Poco male, i soldi in cassa ci sono ed è l’anno del referendum costituzionale. Aumentano a dismisura, però, le spese per i servizi in salita del 375%. Da notare che, a differenza del gruppo al Senato, alla Camera non viene pubblicato il dettaglio delle spese inferiori ai 10.000 euro. Non si sa come mai.

Possiamo ricostruire un aumento del 22% per la spesa di comunicazione in carico alla società Web Side Story, che dal 2013 affianca il gruppo. Viene espressamente indicato nella nota che accompagna il rendiconto. Ricordiamoci di questo dettaglio, tornerà utile più avanti.

Nel 2017, altre stranezze.

Come abbiamo detto Castelli non lascia il suo ruolo di tesoriere, che conserverà fino alla liquidazione del gruppo a fine legislatura. Non solo: il bilancio, ancora oggi, non è pubblicato sul sito tirendiconto.it. Lo conosciamo perché qualcuno l’ha passato all’AdnKronos, che l’ha pubblicato.

Ebbene, nel bilancio 2017 aumentano ulteriormente le spese per la comunicazione, del 38%, circa 90.000 euro. Però, a differenza di tutti i documenti precedenti, sparisce la Web Side Story: si parla più genericamente di società di comunicazione esterne. Sparisce anche il dettaglio delle spese, che fino ad allora riportava almeno quelle superiori ai 10.000 euro.


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Certamente è un caso, ma curiosamente questi aumenti di costi per la comunicazione coincidono temporalmente con la costituzione dell’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio e con il ritorno all’utile di Casaleggio Associati. Dico curiosamente perché è singolare proprio il rapporto tra il Movimento 5 Stelle e l’Associazione Rousseau: grazie allo Statuto scritto da Luca Lanzalone, Rousseau è il fornitore dei servizi di comunicazione e democrazia diretta, ma non è previsto nessun contratto per queste attività, solo un contributo volontario da parte dei parlamentari. Da segnalare che a bilancio Rousseau espone alcune decine di migliaia di euro di “crediti diversi”.

Per meglio capire i flussi di denaro e per escludere, come immagino sia interesse di tutti i soggetti coinvolti, rapporti economici tra il Movimento e le realtà legate a Casaleggio, sarebbe opportuno che il partito pubblicasse i dati mancanti: i flussi di cassa inferiori ai 10.000 euro, soprattutto quelli relativi al bilancio 2017 che mancano completamente.


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