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Lunedì sera, ne abbiamo parlato ieri, Davide Casaleggio è intervenuto ad un incontro a margine dell’Assemblea generale dell’ONU, organizzato dal governo italiano, sulla cittadinanza digitale.

Come ho già spiegato, l’operazione sembra davvero interamente commerciale. L’organizzazione era iniziata col governo precedente, ma il Ministro Moavero non sapeva che Casaleggio avrebbe presenziato. Non si capisce a che titolo Casaleggio sia intervenuto: non è un esperto del settore, l’unica esperienza in campo digitale pratico, la piattaforma Rousseau, è disastroso. Se invece riflettiamo sul fatto che sia Casaleggio Associati, la sua società, sia l’Associazione Rousseau hanno interessi commerciali nel settore, tutto diventa molto più chiaro.

Ho seguito la conferenza con attenzione: mi ha colpito l’assoluta inadeguatezza di Casaleggio in quel consesso.

Tutti gli altri partecipanti avevano competenze specifiche o ruoli di rappresentanza. Nessuno ha parlato di voto via internet. Per il resto del mondo, la cittadinanza digitale non è questo. Per cittadinanza digitale s’intende l’insieme di servizi dell’amministrazione pubblica per semplificare i processi quotidiani, garantire diritti e salute, migliorare la qualità della vita. Tutti, nessuno escluso, hanno sottolineato l’importanza della sicurezza informatica e del corretto trattamento dei dati personali. In mancanza di queste due precondizioni, si scivola in una società del controllo dove i cittadini sono vittime di abusi da parte dei potenti.

Non sapevano, i relatori, chi fosse Casaleggio, seduto allo stesso tavolo. Un potente, proprietario di un partito al governo, che con l’abuso dei dati ha profilato gl’iscritti al suo partito, tramite una piattaforma nota per essere stata violata più volte, che non possiede i minimi standard di sicurezza richiesti negli anni Novanta.

Casaleggio ha perso il futuro

La quasi totalità dell’intervento di Casaleggio guardava indietro. Partito da metà dello scorso millennio, ci mette quasi 6 degli 8 minuti per arrivare ai giorni nostri. Le precedenti relazioni erano, invece, proiettate all’oggi e al domani, alle sfide concrete, documentate che i governi dei paesi sviluppati e in via di sviluppo affrontano e vincono. Ai problemi che hanno risolto e alle minacce che la digitalizzazione porta inevitabilmente con sé. “Più si diffonde la digitalizzazione del mio paese, più aumentano gli attacchi informatici, è un problema che va risolto” spiega il rappresentante del Bangladesh.

Casaleggio spiega, lasciando tutti basiti, che grazie all’industrializzazione le donne hanno potuto iniziare a lavorare perché “non facevano più fatica fisica”. I diritti delle donne, dei minori sono subordinati al progresso tecnologico, non esistono in quanto tali. Uno schifo.

Passando per la promozione di Rousseau, del Movimento (a proposito: è lecito nella grammatica diplomatica internazionale pubblicizzare un partito alle Nazioni Unite?) e del V-Day, Casaleggio spiega che dobbiamo inserire nel concetto di cittadinanza digitale la partecipazione ai processi politici.

All’ONU Casaleggio, insomma, promuove la sua realtà politica, la sua figura di presunto esperto di cittadinanza digitale, i servizi e i temi sui quali ha interessi economici e commerciali sia con Casaleggio Associati che con l’Associazione Rousseau.

Un oltraggio all’immagine del nostro Paese, che piega il governo all’interesse del capo del suo partito. Proprio come gli ultimi 25 anni.

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