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Per tenere insieme il gruppo parlamentare, cioè per tutelare il proprio ruolo, Di Maio e Casaleggio hanno accettato di sostenere un candidato insieme al PD in Umbria. Nel commentare la sconfitta del partito dopo il voto di ieri, non si deve scordare la vittoria del gruppo dirigente. Il risultato, infatti, non avrà conseguenze sulla guida del Movimento, anzi.

Sul Blog delle Stelle si parla già di esperimento fallito, inteso come l’accordo col PD “organico”. Il “via libera” era stato dato dal voto sulla piattaforma, scaricando le responsabilità sulla base: questa è l’argomentazione più forte che Di Maio potrà portare in assemblea per mettere a tacere le poche critiche. La responsabilità sarà fatta ricadere su quella parte (molto piccola) del gruppo che, con pontiere Spadafora, da sempre cerca l’accordo col cadavere del PD.

Quegli stessi personaggi, come riporta il Fatto Quotidiano, avrebbero pronta una lettera da inviare a Casaleggio. I poveretti s’illudono che Davide possa essere in qualche modo dispiaciuto del risultato, ma così facendo lo legittimano, una volta di più, nel suo ruolo di proprietario e padrone, dimostrando non essere da soli capaci di aggredire la guida del ministro degli esteri e consolidando lo status quo.

Il Prestanome del Consiglio

Il Partito Democratico persevera nel suo patetico tentativo di romanizzare i barbari, facendosi barbarizzare dal milanese.

Se il tentativo, come pare, è quello di cercare di sbarazzarsi di Casaleggio pensando che Conte abbia una qualche propria personalità politica, o qualche voto, commettono almeno un paio di errori. Il primo è pensare che di Casaleggio ci si possa sbarazzare. Non succederà, o almeno non in questo modo. Il partito è costruito in modo che possa cambiare pelle velocemente, Casaleggio ha dimostrato grande capacità di adattamento. Inoltre, c’è la fila di personale politico pronto per essere speso a livello nazionale che si sta formando silenziosamente nelle istituzioni locali e arriverà in parlamento (magari dopo un giro all’opposizione) più preparato degli attuali dirigenti.

Il secondo è non capire l’origine della popolarità di Conte negli ambienti finanziari e industriali: è Casaleggio che garantisce. La rete di contatti che gli deriva dal proprio business e dalle cene, chissà quanto eleganti, organizzate dall’Associazione Gianroberto Casaleggio, gli hanno consentito di acquisire influenza e garantire per il Prestanome del Consiglio.

Quando cesserà l’esigenza, cesserà questa garanzia. Casaleggio e Di Maio possono ancora dormire sonni tranquilli.

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