Perché le elezioni siciliane sono più importanti di quel che sembri

Giancarlo Cancelleri

Il più grande problema del MoVimento 5 Stelle è la sua dipendenza dai leader. Gianroberto Casaleggio chiamava “capopanza” i leader locali e li considerava un pericolo: voleva infatti un partito “leaderless”, senza correnti né capicorrente perché temeva che la costruzione del potere e dell’influenza dei singoli potesse prevalere sugli obiettivi comuni e sui programmi e perché, soprattutto, voleva che i voti “appartenessero” al brand e non alle persone.

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La missione è, finora, indubbiamente fallita: ovunque ci siano state espulsioni o defezioni spontanee importanti, il MoVimento si è disgregato nel volgere di una sola elezione.

In Emilia Romagna, dove Giovanni Favia aveva guidato l’ingresso del M5s a Bologna e in Regione, nel capoluogo commissariato da Bugani il partito si è fermato al 16,6%.

A Parma, dopo l’addio di Pizzarotti, è crollato sotto il 3%.

A Palermo, dove MeetUp e MoVimento facevano riferimento al deputato ed ex candidato sindaco Riccardo Nuti, finito in disgrazia e sospeso per la brutta vicenda delle firme “false”, nulla hanno potuto i “ragazzi meravigliosi” contro il Sindaco a Vita Leoluca Orlando.

La causa è una sola: la regola dei due mandati che impone al massimo due candidature per ciascuno. Sia a livello locale che nazionale si crea una dinamica per cui gli attivisti tendono a concentrare energie e risorse a costruire la vittoria del candidato più promettente, limitando la dialettica politica al periodo che precede la sua prima elezione. Il candidato alla carica più importante diventa il capo del gruppo eletto all’opposizione e il candidato naturale alla tornata elettorale seguente, l’ultima a sua disposizione e quella in cui tutti gli attivisti impiegheranno le migliori energie.

Finora, dove il candidato ha vinto e governa il MoVimento regge. Dove il leader locale perde l’ultima elezione utile, il MoVimento sparisce.

Le elezioni in Sicilia hanno quindi un significato importantissimo in ottica nazionale perché i due leader, Giancarlo Cancelleri e Luigi Di Maio, sono nella stessa condizione: entrambi alla seconda candidatura, entrambi capi delle rispettive correnti, entrambi alle prese con le elezioni più importanti del MoVimento. Di Maio, infatti, si sta spendendo come mai prima per vincere le elezioni sull’isola: sa che il suo destino è legato a doppio filo a quello di Giancarlo e che entrambi si giocano il tutto per tutto.


Io e Nicola Biondo abbiamo scritto come nasce, cresce e muta il MoVimento 5 Stelle in Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle. Eravamo stretti collaboratori di Gianroberto Casaleggio; eravamo, dal 2007 al 2014, lì dove le cose succedevano: nello studio di Milano, dove il M5S è nato, e nell’ufficio Comunicazione della Camera. In questo libro raccontiamo la storia di come il sogno di Gianroberto Casaleggio sia diventato un pericoloso inganno.

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