Il mondo va meglio. Male, ma meglio

Ho accennato ieri, parlando del discorso di Dario Corallo all’assemblea PD, al fatto che è sbagliato dire che il mondo vada “peggio“. Un lettore mi ha contestato quest’affermazione. Non mi riesce difficile capire come mai, ma purtroppo è la pura e semplice verità: il mondo va meglio. Male, ma meglio.

Male, nel senso che la povertà non è stata sconfitta, ancora. Meglio, perché ci sono sempre meno poveri, sia in percentuale che in valore assoluto.

Male, nel senso che l’aspettativa di vita non è alta ovunque. Meglio, perché è ovunque più alta di alcuni decenni fa.

Questo paradigma vale per decine e decine di parametri.

Non è un concetto immediato, lo capisco, ma è così: le cose possono andare sia “male” in termini assoluti che meglio, cioè essere migliori rispetto a un periodo d’analisi precedente.

È spiegato molto bene in un libro che ho letto la scorsa estate: Factfullness. Vengono analizzati alcuni dati, alcuni trend e smontate alcune credenze consolidate sullo stato del mondo e su svariate tematiche. Lo consiglio vivamente perché lo ritengo illuminante. L’autore, Hans Rosling che purtroppo è mancato pochi anni fa, è anche relatore di alcuni meravigliosi TED talks, che trovate a questo indirizzo. C’è anche un sito, gapminder.org, che fornisce strumenti per “vedere” come si è evoluto il mondo negli ultimi duecento anni.

Nel volume, Rosling spiega pure come nella sua esperienza di conferenziere abbia potuto incontrare numerosissimi uomini e donne titolari di grandi responsabilità politiche ed economiche. La tragedia è che anche la maggior parte di loro ha una visione del mondo completamente sbagliata, basata su fatti veri magari cinquanta o settant’anni fa.

Credo che qualsiasi proposta politica non possa che partire dai dati reali, veri, certificati. Anche Dario Corallo, purtroppo, ha dimostrato di non conoscerli.

Corallo vs. Burioni: la strada del PD verso il disastro

Sabato, all’assemblea del PD, il candidato alla Segreteria Dario Corallo ha espresso la sua opinione sul virologo Roberto Burioni definendolo, senza troppi giri di parole, un bullo.

Questo è il messaggio passato nei mass media, ma c’è un passaggio che ritengo più grave e pericoloso. Quello subito successivo in cui Corallo dice che sono state “elevate a scienza assoluta quelle che sono scelte politiche“. Non m’interessa affrontare il tema dello stile di Burioni, ma se quel passaggio è riferito al modo in cui è stato affrontato il tema dei vaccini e della divulgazione scientifica, e se Corallo rappresenta la freschezza del nuovo che avanza, le opposizioni hanno – ancora – un problema.

Lo dico perché per me si tratta di un film già visto.

Era l’aprile del 2016 quando, in un’intervista a La Stampa, spiegavo come il metodo del Movimento 5 Stelle, che pure avevo contribuito a formare, allontana le competenze e attira i cialtroni. Abbiamo visto com’è andata a finire.

Il discorso di Corallo, che prosegue dileggiando la scienza economica e parlando di mercati come “persone che cercano di arricchirsi, punto.” Ecco, amici del Partito Democratico, questa è la strada più breve verso il disastro. La conosco, l’ho vista imboccare ai miei vecchi compagni d’avventura; l’avevo imboccata io stesso. È la strada che inizia con il porre la politica al di sopra dei dati, della scienza e dello studio. La strada che semplifica concetti complessi come “i mercati”. La strada che porta a fondare le proprie iniziative sui cliché.

Il mondo, magari, va male. Ma va anche meglio di prima: i due fatti non sono esclusivi, lo confermano i dati.

Ma se anche fosse vero, e così non è, che viviamo in un mondo peggiore, più ingiusto, più iniquo, pensare di risolvere i problemi contro chi governa determinati processi e non assieme è, a mio modesto parere, folle.

Se è falso che il mondo di oggi sia peggiore di quello di ieri, è invece vero che il potere si è in parte spostato altrove e non risiede più solo, di fatto, nelle istituzioni democratiche. Occorre trovare soluzioni ai problemi insieme ai nuovi poteri: farlo contro significa nel migliore dei casi fallire, nel peggiore contribuire a sbriciolare il poco di credibilità che le comunità politiche, di qualsiasi natura, ancora conservano.