La legislatura del voto di scambio

Gli accordi taciti tra i partiti e con i rispettivi elettori terranno in vita la legislatura per cinque anni

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Tra le decine di motivi, di cui ho già parlato, per cui questa legislatura durerà cinque anni possiamo aggiungere il seguente, soprattutto alla luce degli eventi dello scorso weekend: gli equilibri parlamentari di maggioranza e opposizione si reggono su accordi più o meno taciti tra i partiti di maggioranza, tra quesi e quelli delle “due opposizioni” — ci torniamo — e le decine di piccoli accordicchi locali e nazionali tra M5s e Lega e i rispettivi elettorati. Per quanto riguarda il più grosso partito di maggioranza, il Movimento, possiamo aggiungere i ricatti incrociati e le prebende distribuite.

Cominciamo dai rapporti tra maggioranza e opposizione: viviamo nell’incredibile condizione per cui, come già qualche osservatore ha sottolineato, esistono due mezze opposizioni al governo. Forza Italia resta alleata della Lega a livello locale e avversaria a livello nazionale ed Europeo (fanno parte di due diversi gruppi parlamentari avversari), pertanto si limita a qualche incursione contro il Movimento, carezzando compassionevolmente Salvini. Il Partito Democratico, o quel che ne resta, fortemente provato dalla batosta elettorale, è diviso tra chi vorrebbe fare opposizione senza quartiere e chi ancora coltiva la speranza di governare coi Cinque Stelle; così, ferocissimi attacchi a Salvini ma abboccamenti continui a Roberto Fico, che non conta un bel niente ma basta il cognome.

I due partiti di maggioranza hanno fatto un accordo di governo — il noto Contratto — che di fatto è il risultato del cherry picking di alcune promesse di ciascuno dei contraenti, incoerenti e incompatibili tra loro come il condono fiscale e la rendita di cittadinanza. Cosa regoli davvero i rapporti tra Salvini e Di Maio lo si è visto plasticamente nel corso del weekend: le rispettive porcate sono diventate merce di scambio per ricomporre un’incomprensione dovuta al pessimo lavoro svolto da Laura Castelli nella stesura del decreto fiscale. Il condono fiscale della Lega, alla fine, è rimasto com’è rimasto il condono edilizio di Ischia. Potremmo fare un elenco sterminato, ma limitiamoci a ricordare solo gli occhi chiusi di fronte al furto di 49 milioni di euro del partito di Salvini, in cambio del sostanziale disinteresse per il ciclopico conflitto di interessi di Davide Casaleggio.

Del resto, anche il rapporto coi rispettivi elettorali è fondato sullo scambio di favori: voti in cambio di soldi. Condono fiscale e flat tax le promesse di Salvini, rendita di cittadinanza, condoni edilizi a Ischia, “abuso di necessità” in Sicilia nonostante i conti pubblici non lo permettano. A Roma, poi, le cronache riportano un’eccellente opinione sulla gestione del comune da parte della famiglia Tredicine, del groviglio di interessi Ama-Atac, dei tassisti (nota la posizione ostile a Uber del Movimento), e così via.

Arrivando al Movimento, Di Maio e Casaleggio lo gestiscono con metodi estremamente chiari per chi li vuole riconoscere. Una complessa, solida, struttura di favori, silenzi, ricatti e prebende che hanno permesso a ciascun attore di ottenere il massimo possibile alle condizioni date. Ne parleremo presto.

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