Per legge, una s.r.l. come Casaleggio Associati è obbligata a depositare un bilancio presso la Camera di Commercio. Non ci sono però vincoli sulla stesura del bilancio: non è obbligatorio rendere pubblica la lista di clienti e fornitori, e nemmeno dettagliare le voci di costi e ricavi. Non ci sarebbe nulla di male, se l’azienda non fosse sempre stata e sia ancora il motore e il fulcro di un movimento politico che è il principale partito di opposizione del Paese, e che ha ottime probabilità di diventare maggioranza alle prossime elezioni.

E’ quindi di interesse pubblico conoscere le fonti di ricavo dell’azienda e le influenze che nel corso degli anni hanno contribuito in maniera determinante al successo del Movimento.

I bilanci della Casaleggio Associati, bisogna sottolineare, non evidenziano flussi di denaro particolarmente importanti per un’azienda che occupa tra le otto e le dodici persone nel corso degli anni. Il problema, semmai, è il contrario: i rossi di bilancio non possono essere sostenibili per lungo tempo; vedremo come il controllo di fatto del Movimento ha consentito alla società di trasferire alcuni costi ad altri soggetti legati al Partito e a garantirsi vitali ricavi.

Il blog di Grillo apre nel gennaio del 2005 e viene pubblicizzato durante la tournée teatrale di quell’anno, dal titolo “beppegrillo.it”.

Quanto costa? Tanto. Casaleggio stimava all’epoca un investimento minimo di poco più di 130.000 euro all’anno. Nel 2005 i costi di banda sono più alti di quelli di oggi, così come i costi dei server. Al blog, nel 2005, lavorano 2–3 persone, tra tecnici e curatori di contenuti, tra cui lo stesso Casaleggio.

Grillo non crede nel progetto e non ci mette un soldo.

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