Questo è un estratto di Supernova — Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle.

Una fonte parlamentare del MoVimento 5 Stelle ci racconta la scalata di Di Maio, tra incontri e colpi di mano contro l’Assemblea.

La sua agenda è nelle mani di quattro persone, tra cui spicca Vincenzo Spadafora, un passato politico peripatetico a tutti gli schieramenti con al suo attivo una serie di nomine in cariche di sottogoverno. È alla rete di contatti di Spadafora che Luigi affida il suo accreditamento all’esterno: incontri — quasi tutti privati — con diplomatici, imprenditori, lobbisti, amministratori delegati, direttori di giornali. Anche qui un tour personale, leaderistico, in cui mai l’aspirante inquilino di Palazzo Chigi ha pensato di coinvolgere altri colleghi e sui quali poche e scarne sono le informazioni in nome della trasparenza.

La domanda è: a nome di chi parlava Di Maio quando faceva questi incontri? E se non aveva alcuna investitura, perché li ha fatti e per giunta in solitaria?

Chi autorizza Di Maio a prendere posizioni divisive sulle unioni civili, sullo ius soli, sull’immigrazione, sull’abusivismo “di necessità” e su mille altri argomenti?

Ecco come l’insider racconta la sua scalata.

“Tornando alla scalata di Di Maio, l’arma vincente è proprio stata quella di escludere dall’assemblea la discussione, qualunque dinamica o strumento per mettere a punto la strategia.

L’assemblea parlamentare si svuota completamente di significato e potere, in parallelo va strutturandosi una corrente: chi è con il direttorio, e con Di Maio, e chi è contrario.

Il direttorio comincia a fare squadra coi colleghi “lobotomizzati” (quelli che non sanno e non vogliono capire bene le dinamiche). A loro, per convincerli che la strategia Di Maio sarà sempre la migliore e soprattutto quella alla quale non opporsi, iniziano a dare delle parti, dei ruoli, dei post sul Blog, delle citazioni pubbliche”.

Appoggio in cambio di visibilità.

Continua l’insider: “L’assemblea certamente non è stupida e riprende a vivere di malumori, ormai sepolti dopo la fuoriuscita dei dissidenti. Sono incapaci di gestirsi la discussione di grandi temi (compiti del direttorio, incompetenza della responsabile comunicazione, apparizioni televisive, evoluzioni delle regole interne al movimento). Tutto resta negli spifferi delle finestre di Montecitorio, in questo brutto alone di omertà, che poco ha a che fare con l’Onestà”.

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