Rousseau prepara l’artiglieria pesante

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Lo scorso lunedì l’Associazione Rousseau ha presentato alcune novità che hanno irritato i dirigenti del Movimento 5 Stelle. Tre sono, secondo me, quelle più importanti per capire come Davide Casaleggio stia capitalizzando a proprio favore il tempo e l’impegno degli attivisti, a discapito delle necessità dei parlamentari.

Le nuove modalità di finanziamento

Primo: le modalità di finanziamento. C’era un modo per mettere in difficoltà Casaleggio e l’Associazione Rousseau, per i parlamentari che vogliono allontanare l’Erede dalla gestione del partito: tagliare i fondi. Rousseau, com’è noto, si sostiene principalmente grazie ai trecento euro che i parlamentari dovrebbero versare all’Associazione ogni mese. Una fornitura di servizi che, in realtà, è una forma di noleggio del seggio parlamentare. Solo che, con l’avvicinarsi della scadenza del secondo mandato, molti parlamentari, non avendo nulla da perdere a entrare in conflitto con Casaleggio, hanno smesso di versare la quota.

Così, Casaleggio ha pensato di aumentare la percentuale di finanziamento da parte degli attivisti con iniziative che saranno scadenzate nel tempo. La prima, è la possibilità di una forma di donazione ricorrente. C’è poi del merchandising. Altre iniziative saranno annunciate prossimamente.

Questa mossa gli permetterà di consolidare la propria posizione di supremazia rispetto al partito in Parlamento, rafforzando il proprio rapporto con la base, al posto dei rappresentanti eletti, e drenando una possibile fonte di sostentamento per l’entità Movimento 5 Stelle, che dovrà sempre più dipendere dalle capacità organizzative di Rousseau.

Il patto Stato-Casaleggio coi futuri parlamentari diventa più solido: chi verrà eletto non avrà nemmeno più il potere di controllo finanziario rispetto al broker di seggi, che sarà padrone definitivo della cassa del partito.

Le novità sul profilo attivista

Secondo: una più efficace profilazione degli attivisti. Casaleggio sta già pensando alle prossime politiche. Mentre i parlamentari cercano di spostare il baricentro da Milano a Roma con l’istituzione, che dovrà essere votata su Rousseau, di un direttorio 2.0, l’Erede raffina i propri algoritmi in vista della selezione dei prossimi candidati.

Come ho sempre detto, il cuore del potere di Casaleggio è la gigantesca profilazione che attraverso la piattaforma Rousseau viene fatta su parlamentari e attivisti. Chi ha in mano i dati, chi può controllarli, analizzarli, estrarre valore, ha il potere negoziale maggiore nella gestione di un’organizzazione. Comprese le organizzazioni politiche come Rousseau e il Movimento.

Ha fatto molto parlare la nuova funzione “Mi Fido”, attraverso la quale ciascun iscritto può sponsorizzarne un altro. I parlamentari non l’hanno presa bene, perché molto velocemente si è capito che l’ala di Alessandro Di Battista è ampiamente maggioritaria nella base, anticipando – e quindi anche indirizzando – i risultati delle future consultazioni sugli Stati Generali. Un vero e proprio sabotaggio a rallentatore, iniziato settimane prima dell’evento e ancora in corso.

Ma questa funzione è servita da diversivo per una più importante novità, non capita dai distratti dirigenti romani. Casaleggio ha infatti annunciato un “sistema dei meriti” che servirà per “far emergere tutti coloro che creano valore per il MoVimento 5 Stelle”. Lo scopo è contrastare la notorietà che la carica elettiva conferisce resasi evidente nella selezione dei delegati a parlare agli Stati Generali. Di Maio, per esempio, pur essendo molto in fondo alla lista per le votazioni – sulla base della profilazione già esistente costruita sulle proprie competenze e sulle attività di Rousseau a cui si è partecipato, è stato comunque selezionato. Casaleggio vuole evitare che i parlamentari uscenti possano promuovere con successo propri fiduciari. Per questo, il sistema dei meriti permetterà, grazie a una più granulare profilazione, di dare vantaggi sulla base di criteri arbitrari decisi da Casaleggio.

Come risulta evidente, non è sufficiente detenere la proprietà dei dati: è fondamentale la capacità di saperli usare. Il Movimento 5 Stelle non ce l’ha: ce l’ha Rousseau. Ce l’ha Casaleggio, che ha così l’opportunità di trarne vantaggio.

Non smette, inoltre, la campagna presso gli attivisti sul Blog delle Stelle da parte di Rousseau. Ogni giorno viene pubblicato un articolo di Gianroberto Casaleggio, un’intervista di Davide o altri contenuti che, a leggerli bene, sono un atto di accusa verso il movimento parlamentare che osa mettere in discussione il ruolo di Rousseau. È la guerriglia a bassa intensità che proseguirà per anni, fino alle prossime politiche nel 2023.

Gli ambasciatori di Rousseau

Ultima novità: gli ambasciatori di Rousseau. I primi verranno istruiti a metà dicembre. Saranno selezionate 150 persone alla volta (sulla base, guarda un po’, dei “Mi Fido”, cioè principalmente nella corrente Di Battista) a cui sarà fatto un lavaggio del cervello sulla bellezza del mondo di Rousseau e della democrazia diretta di Davide. Casaleggio sta costruendo un esercito di sostenitori personali, che risponderanno solo a lui, a cui chiederà di fare propaganda per i propri servizi. Che potrà usare per amplificare le richieste di donazione, spingere per l’utilizzo di una certa funzione, diffondere determinati orientamenti tra gli attivisti e, di nuovo, drenare risorse di attivismo dal partito in favore dell’Associazione Rousseau.

Nell’annuncio comparso sul Blog delle Stelle, Casaleggio spiega che l’obbiettivo è quello di permettere di “fare rete tra persone in tutta Italia che condividono lo stesso desiderio di rinnovamento”. Ma questo non sarebbe lo scopo del Movimento 5 Stelle?

Queste novità, che sono state annunciate dopo l’evento sugli Stati Generali ma prima delle relative votazioni, puntano tutte nella stessa direzione: Casaleggio sta cominciando a strutturare la futura classe dirigente del partito, sta fidelizzando a sé gli attivisti, sta drenando risorse finanziarie, prosciugando il bacino dei parlamentari per dare ad Alessandro Di Battista, con cui ha una consuetudine decennale anche per pregressi rapporti professionali, una piattaforma vincente quando i nodi politici verranno al pettine. Un nuovo accordo, dopo che si è sciolto quello che aveva siglato con Luigi Di Maio nel 2016, al quale però può lavorare con molto anticipo, assicurandosi di evitare il conflitto che si è generato durante questa legislatura.


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