Sono un mafioso?

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Tre anni fa, in settembre, io e Nicola Biondo iniziammo una raccolta fondi per finanziare il nostro libro Supernova.

Decidemmo infatti di raccogliere le nostre memorie sul nostro lavoro con Casaleggio Associati e il Movimento 5 Stelle, ricostruendo la storia del partito di Grillo e Casaleggio dal nostro punto di vista privilegiato.

Quella raccolta fondi ci permise di pubblicare il nostro lavoro, prima un eBook, poi l’edizione cartacea grazie a Ponte alle Grazie.

Non pretendiamo di stare simpatici a tutti, soprattutto agli attivisti del Movimento. Non è però tollerata la diffamazione nei nostri confronti.

Nel commentare la nostra iniziativa, il Sig. Stefano Simeoni mi dava del pagliaccio per l’intervista rilasciata in aprile di quell’anno a La Stampa, aggiungendo – cosa decisamente non accettabile – che “magari fra qualche anno scopriremo la mafia dietro queste voci“, riferendosi a me, Nicola e Jacopo Iacoboni.

Nessuno dei tre, ovviamente, è mafioso né ha rapporti con mafiosi né ha simpatie per i mafiosi. Io e Nicola, quindi, abbiamo deciso di sporgere querela, assistiti dall’Avvocato Valerio Vartolo, che ringraziamo di cuore.

In settimana ci è stato comunicato che il giudice ha rinviato a giudizio il Sig. Simeoni, che l’8 maggio dovrà rispondere del reato di diffamazione.

Oltre che per tutelare la nostra onorabilità, la nostra decisione di spendere tempo e soldi per questo procedimento ha una ragione precisa: la Rete non può essere zona franca. Diffamare in Rete è grave, se non di più, che farlo altrove.

Si tratta di una battaglia culturale che va combattuta con ogni mezzo lecito. Abbiamo scelto quello del diritto per contribuire a stabilire un principio: la legge si applica online come offline.

In altri casi, quando non ero direttamente coinvolto, ho invitato i miei lettori a segnalare alcuni account Twitter, come quello di Marione: anche questi sistemi funzionano. Marione è stato formalmente sospeso definitivamente da Twitter, anche se riapre continuamente il suo canale con altri nomi. Tuttavia, ogni qual volta vìola le regole del social network, viene sospeso. È comunque un ottimo risultato.

Ovviamente vi terremo costantemente aggiornati sugli sviluppi.

Bonafede e la legge Polaroid salva Casaleggio

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Fate attenzione, le prossime settimane, al dibattito sulla legge anticorruzione perché ci sarà di che discutere.

La scorsa settimana Salvini ha fatto sapere che non gli piace l’articolo sul finanziamento ai partiti, il numero nove. Ciò che succederà potrebbe dire molto più di quanto sembri sullo stato di salute dell’accordo di governo.

Ho già spiegato perché, secondo me, la legislatura arriverà a scadenza naturale nel 2023. Questo non vuol dire che, nel corso di questi anni, non ci possano essere scontri su singoli provvedimenti o, come in questo caso, pretesti per lanciare messaggi che capiamo in tre o quattro, ma ora anche voi lettori.

Cosa dice l’articolo 9 della legge anticorruzione? Forse qualcuno tra di voi ricorderà la legge Mammì che regolamentò il settore radiotelevisivo: quella norma fu chiamata “legge Polaroid” perché invece di regolamentare un settore dominato, nel privato, da Fininvest fotografò lo status quo dell’epoca rendendo legale, per i decenni a venire, il duopolio televisivo che ha drogato il settore in Italia fino a pochi anni fa.

Come fa correttamente notare Nicola Biondo, siamo nella stessa situazione: la legge “spazza corrotti”, come l’hanno chiamata, rende di fatto legittima il sistema Casaleggio, che controlla di fatto il partito grazie allo Statuto del M5s scritto da Luca Lanzalone. Davide Casaleggio, tramite l’Associazione Rousseau, raccoglie milioni di euro dai parlamentari e dagli attivisti del Movimento per sviluppare la piattaforma Rousseau, ma pure per organizzare sue iniziative, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa, mai deliberate dal partito.

Il modo con cui Casaleggio amministra l’associazione Rousseau è problematico: non a tutti, tra i parlamentari, è chiaro a quale titolo Casaleggio si occupi dei loro processi democratici e, soprattutto, di gestire tutti quei denari. La legge nulla dice sulla necessità di svelare l’identità dei donatori, così “per ragioni di privacy”, vengono tenuti nascosti. Insomma, c’è il rischio che qualcuno nel Movimento si metta a questionare il ruolo dell’Erede o pensi di creare strutture parallele. È qui che, in soccorso di Casaleggio e Rousseau, arriva il ministro Bonafede:

  1. “sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche”, come Rousseau, presente nello Statuto del M5s;
  2. l’identità dei donatori sarà tutelata per versamenti fino a 500 euro invece di 5000, salvi i supporter del Movimento che per la maggior parte versano somme inferiori a quella cifra;
  3. comma Rousseau: “Un partito o movimento politico può essere collegato ad una sola fondazione o ad una associazione“, blindata Rousseau;
  4. comma Casaleggio: “I partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive”, blindato Casaleggio.

Ecco la nuova legge Polaroid salva Casaleggio che tenta di fotografare e cristallizzare il Sistema Casaleggio. Una norma che, con la scusa di regolamentare il finanziamento ai partiti, legittima una costruzione immaginata dal padre Gianroberto e divenuta reale sotto il regno del figlio Davide, portatore di interessi e di un’agenda sempre più predominante rispetto alla linea politica decisa dai gruppi parlamentari.

Davide Casaleggio e il recupero crediti 5s

Abbiamo finalmente capito il ruolo di Davide Casaleggio nel Movimento 5 Stelle: il recupero crediti. Stiamo parlando dei soldi che il regolamento M5s impone agli eletti del partito di versare all’associazione Rousseau, di cui Davide Casaleggio è presidente per gestire l’omonima piattaforma. Gestione non proprio fatta a regola d’arte: Casaleggio è da un anno sotto indagine da parte del Garante per la Privacy, che ha già imposto una multa da 32.000 euro per la violazione della normativa sul trattamento dei dati personali.

Dicevamo, recupero crediti: il Giornale ieri racconta che ai parlamentari arrivano tre solleciti al mese per il versamento dei 300 € ciascuno previsti, sottolineando come, ciononostante, la piattaforma sia “ferma”. Casaleggio, senza citarlo direttamente, ieri replica sul Blog delle Stelle spiegando ai creditori perché devono pagare. Nel farlo, però, ci dà alcune informazioni che sollevano dubbi sulla sua gestione e spiegano perché sia costretto a inseguire i soldi che, evidentemente, gli eletti pentastellati non sono poi così entusiasti di versare nelle casse private dell’associazione dell’Erede.

Giova ricordare che la concessione per gestire i dati e i processi democratici del partito è prevista dallo statuto scritto da Luca Lanzalone — oggi agli arresti domiciliari — , all’art. 1c; il regolamento delle ultime elezioni, invece, prevede — artt. 2q e 6r — che i candidati versino a Rousseau 300 euro al mese destinato al “mantenimento delle piattaforme tecnologiche”. Casaleggio, nel suo articolo, racconta che quei soldi sono usati anche per organizzare “corsi e giornate di approfondimento” e la “Rousseau Open Academy”, un sitarello con alcuni video girati dai parlamentari (con le attrezzature pagate da chi?). Tutte attività che il partito non ha deliberato di finanziare, che anzi vengono presentate sempre a nome dell’associazione privata, la quale ha brevettato i propri marchi.

Junior, dunque, ha in concessione lo sviluppo di una piattaforma informatica e si impegna a farla utilizzare entro il 2018 a un milione di persone; per farlo si fa dare un fiume di denaro — che sollecita regolarmente — ma

  • dopo un anno gli iscritti sono in calo, poco più di 100.000 rispetto ai quasi 150.000 dichiarati negli anni scorsi
  • la piattaforma Rousseau è tecnicamente una ciofeca — è stata più volte violata — e la gestione dei suoi dati è risultata illegale
  • almeno parte dei fondi, invece di essere utilizzati per la messa in sicurezza e lo sviluppo, sono utilizzati per eventi e iniziative esclusive dell’ente privato concessionario
  • l’autodifesa del presidente dell’associazione privata Rousseau arriva dall’organo ufficiale del primo partito di governo, utilizzato come blog personale dal suo gestore — che è sempre Davide Casaleggio

Ci sarebbero ampi margini per la revoca della concessione: in breve, Casaleggio si comporta come il Benetton di Luigi Di Maio.

Un altro fatto è interessante: Davide Casaleggio nel perorare la causa della sua ciofeca digitale la paragona all’automobile, all’iPhone, a Netflix. Il futuro della democrazia spiegata come un prodotto commerciale (parasussidiato dal pubblico, in questo caso). D’altronde, l’Erede viene spesso avvistato a farne una vera e propria promozione in Italia e all’estero; di più: gode di una schiera di testimonial di lusso, una truppa di 330 parlamentari, ministri, viceministri, sottosegretari, qualche migliaio di consiglieri comunali e regionali, che non perdono occasione per sponsorizzare la sua merce e invitano a effettuare donazioni all’associazione Rousseau.

Come da tradizione famigliar-aziendale, infine, gli stipendi li paga qualcun altro: prima Pietro Dettori viene spostato da Casaleggio Associati a Rousseau, con gran beneficio al bilancio dell’azienda; oggi passa da Rousseau al ministero di Di Maio insieme al socio Bugani, che assomma le cariche di consigliere comunale e vicecapo segreteria sempre di Di Maio.

Ci sarà da lavorare molto per districare questa matassa di interessi, incarichi, girandole di soldi e traffico di influenze che stanno governando il paese.

Il conflitto di interessi di Davide Casaleggio

Gentili Direttori,

per oltre vent’anni si è parlato del conflitto di interessi di Berlusconi e dei suoi effetti sulle istituzioni e sulla democrazia. Oggi il primo partito italiano, secondo i sondaggi, è il MoVimento 5 Stelle. Davide Casaleggio si comporta come Silvio Berlusconi? Il Movimento Cinque Stelle è, come Forza Italia, il braccio politico de facto di un azienda?

Se la TV ha garantito la nascita e l’espansione del fenomeno Berlusconi, vent’anni dopo è la manipolazione della Rete che consente, a costi molto inferiori, di orientare l’opinione pubblica.

Il Blog delle Stelle, organo ufficiale del MoVimento, pubblica il 13 novembre 2017 a nome del partito un’intervista al Corriere della Sera di Davide Casaleggio, che parla di una ricerca condotta dalla sua azienda Casaleggio Associati.

Davide Casaleggio è anche presidente dell’Associazione Rousseau, che gestisce il medesimo Blog delle Stelle oltre alla piattaforma Rousseau, usata dal M5s per selezionare i propri candidati e scrivere il proprio programma.

Si concretizza così il conflitto di interessi di Casaleggio, che abbiamo denunciato in Supernova.

Il post, come detto, è firmato MoVimento 5 Stelle: oltre al fatto che venga utilizzato un organo di partito per fare pubblicità a un’azienda privata, sono anche stati usati soldi pubblici per farlo? È l’ufficio stampa del MoVimento che se ne è occupato?

Casaleggio sovrintende alla vita del primo partito del Paese, ne sfrutta l’immagine e, forse, le risorse allo scopo di promuovere se stesso e la sua azienda. A che titolo?

È come se l’ufficio stampa di Forza Italia diffondesse un’intervista di Confalonieri su Mediaset, o se quello del Partito Democratico facesse un comunicato sull’attività delle aziende di Tiziano Renzi.

La realtà dei fatti, peraltro, smentisce l’erede di Gianroberto quando sostiene di essere un semplice attivista che gratuitamente mette a disposizione del MoVimento il suo tempo libero. È una balla: non è un semplice attivista perché detiene gli strumenti di amministrazione e comunicazione del partito e perché, evidentemente, il partito — almeno in questo caso — ricambia facendo pubblicità a lui e alla sua azienda.

È ammissibile questa bugia? Cosa nasconde e cosa rivela? È tollerabile questo conflitto di interessi? C’entra qualcosa, ad esempio, il fatto che pochi giorni fa era stato organizzato dal MoVimento 5 Stelle al Parlamento Europeo un convegno proprio sullo stesso tema trattato dallo studio di Casaleggio Associati, di cui ha parlato il Blog in un post firmato David Borrelli?

Se il nuovo partito-azienda conquistasse Palazzo Chigi, chi ci garantisce che la sua rete di rapporti non sarà messa a disposizione del capo e della srl?

Immaginatevi la scena.

“Vendo protesi ortopediche, ho bisogno di una strategia sulla Rete per la mia azienda”.

“Certo, le interessa anche avere rapporti con il Ministero della Sanità, con il presidente della commissione? Io posso fornirle questo servizio, il mio concorrente no.

Gentili Direttori, comunque la pensiate su Silvio Berlusconi e sui suoi conflitti di interessi, questa notizia non può non essere considerata di rilevanza pubblica. Se si accetta — o peggio non si discute — il palese conflitto di interessi del primo partito di opposizione e del suo dominus, il MoVimento 5 Stelle e Davide Casaleggio, allora si deve necessariamente accettare anche quello di Berlusconi.

Qual è la vostra opinione? Dopo vent’anni abbiamo davvero accettato che un partito allergico al giornalismo possa insultare alcuni cronisti lo stesso giorno in cui utilizza la stampa — in questo caso una testata importante come il Corriere — per il vantaggio di interessi privati e particolari? Abbiamo davvero accettato che singoli individui possano esercitare un controllo di fatto sul primo partito del Paese senza efficaci contrappesi democratici, in questo caso addirittura perché il suo ruolo non è nemmeno ufficialmente definito né definibile?

Grazie dell’attenzione e del vostro tempo.

Marco Canestrari e Nicola Biondo